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Nell'ambito dell'inchiesta per frode sportiva, l'Inter e i suoi dirigenti non sono indagati. Al momento le persone iscritte nel fascicolo d'indagine sono tutte legate al mondo arbitrale e sono cinque gli indagati. Come sottolinea la Gazzetta dello Sport, l’inizio della settimana ha portato risposte a queste quattro domande.
"Nell’inchiesta ci sono indagati dell’Inter? Negativo. Fonti della Procura di Milano ieri hanno garantito: nell’elenco di persone indagate per concorso in frode sportiva, a oggi non ci sono tesserati dell’Inter o di altri club. Niente calciatori o dirigenti. Si parla soprattutto di Inter, naturalmente, perché resta nella testa la frase con cui si è aperta questa storia: “Nell’inchiesta della Procura di Milano, Gianluca Rocchi è accusato di frode sportiva per avere scelto arbitri graditi all’Inter”. In particolare, due sono le partite al centro delle indagini. Bologna-Inter di campionato, per cui venne scelto Colombo, e Inter-Milan di Coppa Italia, per cui venne selezionato Doveri. La teoria del pubblico ministero è che a Doveri, considerato sgradito all’Inter, sia stata data la semifinale di Coppa Italia per non fargli incrociare l’Inter nell’eventuale finale e nelle partite decisive del finale di campionato. Riuscirà a provarlo? Qui si giocherà tutto nei prossimi mesi".
"Seconda domanda. Ci sono indagati ancora sconosciuti, magari nel mondo arbitrale? Negativo-bis. Gli indagati di questa inchiesta sono cinque, tutti appartenenti al mondo arbitrale. Il designatore Gianluca Rocchi, che si è autosospeso quando l’inchiesta è stata resa pubblica. Il supervisore Andrea Gervasoni, anche lui autosospeso. L’arbitro Luigi Nasca, che era Var in Salernitana-Modena e in Inter-Verona. L’altro arbitro Rodolfo Di Vuolo, Avar di Inter-Verona. Loro quattro sono indagati per concorso in frode sportiva, il reato più grave (e non così semplice da inquadrare al momento, con gli elementi noti a disposizione). Il quinto indagato è l’arbitro Daniele Paterna, Var in Udinese-Parma, l’uomo che si gira e dice «è rigore» nel video in possesso della Procura. Il sospetto è che si rivolgesse a Rocchi, intervenuto bussando alla Sala Var. Naturalmente il numero degli indagati può cambiare se da qui in poi verranno acquisite nuove intercettazioni, ci saranno perquisizioni o altre testimonianze".
"Quando comincia l’inchiesta? Diciamo che sta imparando a camminare e pronuncia le prime parole: ha poco meno di 18 mesi. La data di nascita può essere fissata a fine 2024, in autunno. Dicembre? Possibile. Il particolare è importante, perché fa capire che Ascione ha avuto tutto il tempo di chiedere e ottenere intercettazioni per i primi mesi del 2025, quelli delle partite sotto indagine. Possibile, quindi, che ci siano intercettazioni relative al 2 aprile, il giorno in cui Rocchi - a margine della semifinale di andata di Coppa Italia - avrebbe deciso le designazioni pro-Inter di Colombo e Doveri per il ritorno e la partita col Bologna".
"Quanti arbitri sono stati sentiti dalla Procura di Milano? Beh, tanti. Diciamo 30 o poco meno. Il pm Ascione, per definire il perimetro dell’inchiesta, ha sentito diversi esponenti del mondo arbitrale. Certamente arbitri, guardalinee, Var e Avar delle partite oggetto dell’indagine. Poi verosimilmente arbitri che frequentavano il Centro Var di Lissone. La Finanza, infatti, per chiarire chi era presente a Lissone nei giorni delle partite, ha acquisito note spese di Var e Avar e sentito un tassista che li portava a destinazione. E così, nel giorno della nomina di Dino Tommasi come nuovo designatore, il mondo arbitrale si scopre sempre più al centro dell’interesse di Ascione. Sì, ma ora? La Procura non ha terminato il suo lavoro e giovedì, con la convocazione di Rocchi e Gervasoni a Milano, può essere un giorno importante. Dietro le quinte, altro si muoverà fino a giugno-luglio, quando è attesa la chiusura delle indagini".
(Gazzetta dello Sport)
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