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Cds – Questo il punto di forza di Chivu: ma c’è una nota negativa. Con tifosi e giornalisti…

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Il Corriere dello Sport analizza la stagione del tecnico nerazzurro e tra i tanti complimenti mette in evidenza una nota negativa
Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 

Ha sorpreso tutti Cristian Chivu. Arrivato la scorsa estate tra la diffidenza di tanti, il tecnico ha saputo ricompattare ambiente e squadra e portare l'Inter verso la conquista del 21esimo scudetto (mancano 4 punti in 5 partite). "È arrivato all’Inter dopo un terremoto calcistico. E dopo che l’Inter aveva cercato Fabregas. È stato chiamato come se fosse un commissario della Protezione civile del pallone. Chivu non ha fatto una piega. Ha ringraziato e si è seduto sulla panchina avendo appena tredici presenze in Serie A (col Parma). E tanti saluti ai teorici dell’importanza dell’esperienza. Che spesso nel calcio viene declinata come la saggezza secondo Mogol, ossia la prudenza più stagnante", sottolinea il Corriere dello Sport.

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"Era il 30 giugno. Meno di dieci mesi fa. Ha cominciato a tessere la sua tela. Ha saputo usare le parole giuste con i calciatori. Li ha motivati. Li ha convinti delle loro qualità. E della loro forza. Ha aggiunto un tassello dopo l’altro. Ha recuperato Calhanoglu. Ha restituito Dimarco alle partite da novanta minuti e ha ridato al calcio italiano il magnifico esterno sinistro che si era smarrito. Ha tirato Zielinski fuori dalla naftalina. A ciascuno ha trovato un ruolo e un compito. Ha fatto sentire tutti appartenenti al progetto". 

Inter Chivu

"Chivu è riuscito a persuadere il mondo Inter della propria forza. A partire dai calciatori. Ma ci è riuscito anche con i tifosi. E con i giornalisti che in parte lo avevano sottovalutato. Ha vinto subito, tipico dei grandi. E ha vinto partendo da una situazione complessa. Un difetto o comunque una nota negativa va trovata. Nel pieno della tempesta, da Inter-Juventus in poi, ha scelto di cambiare registro comunicativo. Non ha rappresentato più la diversità nel calcio italiano. Si è adeguato al bollettino scontato degli allenatori. Ci sta, è comprensibile. Calcisticamente è un peccato veniale. Anzi, è un vantaggio. La diversità da noi è guardata con diffidenza".  

(Corriere dello Sport)