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CorSport: “Rocchi poteva parlare con dirigenti, articolo 22! Ascione sentirà tutti i…”

Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 
La Procura di Milano sentirà nei prossimi giorni nuovi testimoni nell'inchiesta sul mondo arbitrale. Ecco perché Rocchi poteva parlare con i dirigenti

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L'inchiesta arbitri continua a scuotere la Serie A. La Procura di Milano sentirà nei prossimi giorni nuovi testimoni nell'inchiesta sul mondo arbitrale. Sarà ascoltato anche Giorgio Schenone, addetto agli arbitri dell'Inter, come persona informata sui fatti. Il Corriere dello Sport nella sua edizione odierna, si concentra proprio sulla figura del Club Referee Manager e spiega perché Rocchi poteva parlare con tutti.

"Sono una decina e non sono come i Piccoli Indiani di Agatha Christie. A loro è affidato il compito di avere contatti con il mondo arbitrale, per evitare situazioni spiacevoli. Anche se non c’è alcuna norma che vieti ad un designatore di parlare con chicchessia, compresi i dirigenti di società (art. 22 che Codice di Giustizia Sportiva). Torniamo ai Piccoli Indiani. Si tratta dei Dirigenti Addetti all’Arbitro, sotto l’acronimo DAA, ora ribattezzati Club Referee Manager. La sostanza non cambia, sono coloro che hanno il compito di interfacciarsi con la propria società e il coordinatore per le società, ruolo quest’anno affidato a De Marco".

"E sarebbe proprio un DAA, nello specifico quello dell’Inter, il «Giorgio» che l’ex designatore della serie A citerebbe nell’intercettazione mentre è al telefono verosimilmente con l’ex supervisore VAR, Gervasoni. Esattamente, Giorgio Schenone, ex assistente di serie A e B, al quale l’Inter si è rivolto per occupare quella casella così preziosa, visto che il calcio ormai è fatto di particolari. Ma come lui, nella stagione sotto la lente del pm Ascione, ci sarebbe anche Luca Maggiani, pure lui ex assistente, ora alla Juventus, Carnine Russo, che del Monza è anche team manager dopo aver fatto l’arbitro in A e B, e Riccardo Pinzani, uno “specialista”, avendo fatto il DAA al Parma, passando poi a Coordinatore club/arbitri e ora di nuovo club referee manager alla Lazio. Questo per citare i più famosi. Ma di “ex” ce ne sono stati e ce ne sono tanti. E in molti sfileranno, nelle prossime ore, dal pm Ascione, compresi (pare) a lcuni esponenti della Lega Calcio" .

"Nelle linee guida della stagione oggetto d’indagine, il 2024-2025, il loro compito è ben definito. «I contatti devono avvenire soltanto fra DAA e il coordinatore per le società (che era Pinzani, appunto)». Ancora: «Il contatto di un altro dirigente di società (Presidente, Dg, Ds) con il coordinatore AIA deve avvenire solo in casi eccezionali e, possibilmente, sempre coordinati dal DAA». I contatti devono avvenire «per situazioni particolari accadute durante la partita (errori chiari, casi regolamentari, situazioni eccezionali anche non tecniche». Il feedback al DAA arriverà dopo che il coordinatore s’è confrontato «con designatore Rocchi». Ma non è tutto, nessuno della società può «contattare direttamente la Commissione CAN AB». dunque Rocchi ha commesso un illecito? Non è così...".

"Il perché è spiegato nell’articolo 22 del Codice di Giustizia Sportiva, redatto dall’avvocato Viglione. Non c’è alcun divieto di parlare con dirigenti, membri della società, figurarsi con un Club Referee Manager. Recita il Codice: «Alle società, ai loro dirigenti e tesserati (ma non solo, ndr) è fatto divieto di intrattenere rapporti di abitualità o rapporti comunque finalizzati al conseguimento di vantaggi nell’ambito dell’attività sportiva con i componenti degli organi del sistema della giustizia sportiva e con gli associati dell’AIA». Capito? E’ vietato solo se il club cerca di ottenere un «vantaggio» nell’ambito di quei «rapporti di abitualità». In questo caso, invece, dalle intercettazioni (fermate dal Gip a giugno scorso, mentre dovrebbe arrivare a ore l’ok al proseguo dell’indagine) emerge solo il «Loro non lo vogliono più vedere». Vedremo...".

(Corriere dello Sport)