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Salvatores: “Eriksen e Lukaku da cinema. Hakimi ‘Marrakech Express’. Conte…”

Alessandro De Felice

Il regista e tifoso dell'Inter Gabriele Salvatores ha parlato alla Gazzetta dello Sport della sua passione per la squadra nerazzurra

Una Inter da Oscar applaudita da chi lo ha vinto davvero. Gabriele Salvatores, maestro del cinema e interista, ha parlato ai microfoni de' La Gazzetta dello Sport della squadra di Antonio Conte. Chi lo incanta? Il più veloce di tutti, Achraf Hakimi.

Salvatores, e se diventasse “Marrakech Express”?

"Sarei entusiasta e onorato che fosse chiamato come un mio film. Corre come un treno ed è marocchino, non c’è soprannome più azzeccato. Il Marrakech Express partiva da Casablanca e in questo caso, per fortuna, è arrivato a Milano. Mi piacerebbe se vedesse il film anche se è del 1989...".

Chi sono gli altri?

"Direi tutta la squadra, plasmata straordinariamente. Conte non lo sopportavo alla Juve, ma sto imparando ad amarlo. Sta facendo benissimo un lavoro molto difficile, che poi è simile al mio. Un regista si trova tra produttore e attori, come un tecnico tra proprietà e giocatori: entriamo nella testa e nel cuore di chi ci segue. E Conte ci riesce fino in fondo".

Ma Conte è un regista sperimentale come lei?

"A inizio stagione lo era: fare un calcio divertente era una tentazione sperimentalista. Però, bisogna sempre ricordarsi chi siamo. Conte ha vinto con questo calcio, che solo in apparenza è antico ed è ritornato giustamente lì. Con giocatori così veloci, come Hakimi e Lukaku, come non pensare a quel gioco? E qui torna il dilemma: divertirsi o vincere? Dopo 10 anni senza trofei non ho dubbi...".

Proprio in “Marrakech Express” e in tanti altri film lei celebra amicizia e senso di comunità: li vede nell’Inter?

"Che Lautaro fatichi così tanto non è scontato: deve credere nel gruppo, in una idea. Ma si avverte proprio la voglia di unione ed è ciò che provo a riprodurre pure io sul set. Dicono sia una specie di regista da spogliatoio. Per tornare sempre a “Marrakech Express”, tutti di quel film ricordano la partita giocata nel deserto, ma noi giocavamo partite anche dietro le quinte. Una volta sfidammo dei ragazzi marocchini: erano a piedi nudi e vinsero 10-0".

Una faccia da cinema in questa Inter?

"Lukaku ha un volto fantastico, parla con gli occhi: può essere un supereroe della Marvel. Anche Eriksen ha un bellissimo profilo, tra Jude Law e Kenneth Branagh. Lui non lo avrei fatto giocare nel deserto di Marrakech: è troppo nordico! Lì mi sarebbe servita l’irruenza, la gioventù di Barella: anche lui mi elettrizza".

Intanto, la A sembra un dramma con vendetta finale.

"Intende Conte e Marotta che spodestano dal trono la loro vecchia creatura? Un finale da tragedia greca. Da Shakespeare. Ma è ancora lunga...".

Come ha vissuto i mesi turbolenti del club cinese?

"L’identità è importante e la Juve vince così tanto anche per la costanza della società. Ma dobbiamo capire il momento: servono capitali esteri, da qui non si può più tornare indietro. Detto questo, sarebbe bello che Moratti e Tronchetti Provera restassero agganciati al club".

A proposito di San Siro: il derby in città con chi lo vive?

"Ho più amici dell’altra squadra che della mia. Diego (Abatantuono, ndr), invece, si contorna solo di milanisti. Oggi i cugini sono un’ottima squadra e della Juve non mi fido: faccio gli scongiuri perché il finale del film non è ancora scontato".