Scaroni: “Serie A, non sono ottimista sulla conclusione. Stadio per la rinascita di Milano”

Scaroni: “Serie A, non sono ottimista sulla conclusione. Stadio per la rinascita di Milano”

Il presidente del Milan ha parlato del momento della Serie A e dello stop del campionato oltre che della questione dello stadio

di Andrea Della Sala, @dellas8427

Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente del Milan Franco Scaroni ha parlato della decisione di fermare il campionato e delle partite a porte chiuse:

Presidente Scaroni, in queste ore prevale la gestione, spesso litigiosa, di un’emergenza senza precedenti: il calcio si deve fermare?
«Io non sono un esperto, ma il governo attraverso il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri ha preso delle decisioni riguardo al calcio incentrate sulle porte chiuse. Se le situazioni sono mutate o se bisogna chiarire alcuni aspetti del decreto lo deve fare sempre il governo. Per esempio: se le squadre devono essere autorizzate ad andare in trasferta, oppure se, dopo aver chiuso pub e teatri, vogliono chiudere anche il calcio, ce lo dicano e noi ci adegueremo. Ma secondo me il governo e i ministri parlano per decreti, non per interviste».

Anche Coni e Federazione hanno spinto per lo stop.
«La Figc ha delegato la Lega serie A a organizzare le partite, se dovesse ritirare la delega, sarebbe certamente un suo diritto, ma dovrebbe prendersi le responsabilità conseguenti. Idem il Coni. Ma penso che nel momento in cui in un decreto si parla di calcio, tanto vale che si continui a parlarne attraverso decreti».

Pensa che la politica abbia fatto confusione?
«Il governo sta affrontando una situazione mai vista, quindi prima di dare giudizi negativi ci penso dieci volte, ma, ripeto, i governi in queste situazioni di allarme devono parlare per decreti, per decisioni che restano riservate fino all’ultimo e non girano ore prima».

Che impressione le hanno fatto le partite a porte chiuse?
«Lasciamo perdere quella del Milan, in generale dico che in un momento in cui noi italiani siamo costretti a stare molto più in casa, vedere le partite in tv è un piacere. A tribune vuote sono meno belle, ma io il gol di un campione come Dybala me lo sono goduto, poi certo avrei preferito che lo segnasse il Milan. Togliere il calcio significa aggiungere un’altra privazione. Se necessario lo faremo».

Ma lei pensa che il campionato si concluderà?
«Non sono ottimista, purtroppo: siamo talmente in tanti coinvolti nel calcio che un rischio di contagio c’è, anche se è vero che nessuno è più monitorato dei calciatori. Però ho anche visto che quando si segna, ci si bacia e ci si abbraccia come prima, cosa che dovrebbe essere evitata».

Lei ha sposato le parole del sindaco di Milano Sala e invitato a ripartire con il progetto stadio. Non è intempestivo?
«Occuparci dell’emergenza non ci deve far dimenticare che dobbiamo ripartire, perché sennò a un’emergenza sanitaria seguirà una terribile emergenza economica. Parlare del futuro non è in contraddizione con l’occuparsi del presente. Lo stadio resta un progetto meraviglioso che può davvero marcare la rinascita di Milano. L’appuntamento con il Comune è confermato: mi auguro sia un passaggio importante».

Veniamo al Milan: dopo l’addio di Boban all’orizzonte c’è l’ennesima rivoluzione.
«Come sapete, non sono io che mi occupo della parte sportiva, ma ripercorro un po’ la storia di Elliott. Si è trovato proprietario in una situazione in cui non c’era la liquidità per iscriversi al campionato, ha messo in sicurezza il club, ha assunto un manager di profilo internazionale come Gazidis, ha investito 250 milioni sul mercato, ha lanciato il progetto stadio. Gli sforzi compiuti non sono proporzionati ai risultati, però Elliott ce l’ha messa tutta. Gazidis è un professionista assoluto, ho fiducia che nel tempo la sua attività verrà ricompensata».

Con l’Uefa concorderete un settlement agreement?
«Considero la penalizzazione ricevuta una chiusura delle pendenze passate. Ma il Fpf è il nostro faro, va rispettato».

Gazidis vuole ridurre il monte ingaggi e puntare sui giovani: Donnarumma e Ibra possono essere due eccezioni?
«Amo da matti Ibrahimovic e Donnarumma, ma se sono due eccezioni lo decide Gazidis».

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