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Stankovic: “Io al top con Mourinho, ricordo ancora un aneddoto al suo primo anno all’Inter”

Matteo Pifferi

Stankovic poi aggiunge: "Provo a trasferire i suoi insegnamenti da allenatore ma è difficile copiare i maestri"

Dejan Stankovic ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport nel corso della quale ha parlato anche della sua esperienza con Josè Mourinho.

Lei prova a trasferire gli insegnamenti di Mourinho alla sua squadra?

«Il tentativo lo faccio, però è difficile copiare i maestri. C’è un proverbio delle mie parti che dice: “Non si imparano le cose per come vengono dette, ma per chi le dice”. Ecco a José credi sempre. Se gli dai fiducia, lui te la ridà».

Si vede che il rapporto avuto all’Inter l’ha segnata.

«Io credevo di aver raggiunto il top di quello che potevo dare, invece mi ha messo in condizione di dare il venti-trenta per cento in più. Sa sempre che cosa chiedere, sa quali tasti toccare per farti avere la reazione di cui ha bisogno, dandoti anche complicità quando occorre».

Ci racconta un vostro segreto?

«Ne avrei tanti, ma le dico che nella sua prima stagione all’Inter stavamo vincendo il campionato con alcune giornate di anticipo. José un giorno venne da me e mi chiese: “Ma non mi avevi detto che volevi portare tua moglie in vacanza a Dubai?”. Io gli risposi di sì, che a fine campionato lo avremmo fatto di sicuro. Lui rispose: “Non ti preoccupare, parti subito. Quale partita preferisci giocare, la penultima o l’ultima?”. Io dissi che avrei preferito essere in campo nell’ultima, per la premiazione e la festa”. Mi rassicurò: “A posto. Vai a riposarti, torni una settimana prima della fine, ti alleni e giochi tu”. E così andò. Ecco, come fare a non dare tutto per uno come lui? Per questo, al suo primo anno alla Roma, ha già vinto un trofeo».

Quando José ha lasciato l’Inter, ha provato anche con lei a portarsela dietro in un altro club, come ha fatto con Matic?

«Avevo già 32 anni e passò subito al Real Madrid. Non credo avesse bisogno di me...»

È vero che uno come Mourinho può restare in una squadra non più di due o tre anni perché ti spreme?

«Dipende dalle situazioni. Certo, José ha un nucleo di 14-15 giocatori che utilizza sempre e che devono essere pronti a tutto. Questo può logorare, ma il fatto che ti dia fiducia è una cosa che regala carica».

Lei che ha giocato nella Capitale, immagina già il derby fra Matic e Milinkovic?

«Sono molto amici, ma se Sergej resta alla Lazio, sarà una sfida da non perdere».

Ha giocato Stracittadine a Belgrado, a Roma e a Milano: quali differenze ha trovato?

«Il derby di Belgrado è il più caldo, quello di Roma il più sentito e quello di Milano calcisticamente il più spettacolare».

Morale: niente paura del derby. Matic è già pronto a conquistare Roma.

«Gliel’ho detto, noi serbi non conosciamo la paura»