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Zanetti: “La mia Inter era una squadra forte. Alla Juve mi ritrovai in B. Sul 5 maggio…”

L'ex centrocampista dell'Inter ha parlato del suo passato in nerazzurro ma anche della sua firma con la Juve che poi fu retrocessa in B

Andrea Della Sala

Intervistato da Calciomercato.com, l'ex centrocampista dell'Inter Cristiano Zanetti ha parlato del suo passato in nerazzurro, ma anche del passaggio alla Juve:

Come ha vissuto il trasferimento dalla Fiorentina all'Inter?

"A sorpresa. Ero della Fiorentina, era una cosa bella, perché andavo in una società importante come l'Inter, però non me l'aspettavo che la Fiorentina mi desse via così. Avevo fatto bene, due anni di B, le Nazionali giovanili, e poi mi sono ritrovato in quella realtà, piena di campioni, ed era difficile per un ragazzo come me trovare spazio, non era possibile giocare per un ventenne"

Tra l'altro, quell'Inter, sul mercato prese molti giovani: lei, Kallon, Frey, Ventola... 

"Sì, li prese. Ma per giocare pochi (ride, ndr). Sono però stato anche fortunato, perché poi sono andato anche a Roma, con un allenatore importante che mi ha insegnato tanto e in un gruppo che mi ha accettato subito". 

Ecco, Roma. Come si fa a conquistare uno duro come Capello?

"Comportandosi bene, lavorando, stando al proprio posto nello spogliatoio, facendosi rispettare. Essendo una persona vera e sincera, tranquilla, come si deve essere. Poi il mister si era innamorato delle mie caratteristiche: voleva un centrocampista completo, uno che sapeva lanciare ma anche rincorrere l'avversario, non piaceva un giocatore solo di rottura o solo di costruzione. Cercava un insieme di cose, non solo una caratteristica". 

Poi dopo lo scudetto, finalmente l'Inter. Dove trova Cuper, col quale c'è feeling. 

"Mi sono trovato bene con tutti, tranne che nell'ultimo anno con Mancini, ma perché ero in scadenza di contratto, c'erano problemi con il rinnovo e quindi poi è venuto fuori il discorso della Juventus e tutto si è complicato. Nei primi sei mesi è andato tutto bene, a gennaio le cose sono cambiate, con più problematiche. Prima, però, sono sempre stato felicissimo di vestire quella maglia, ho sempre dato tutto, nel bene e nel male. Ci sono state annate più importanti e alcune meno. C'è stata la semifinale di Champions, il 5 maggio ma anche le Coppe Italia e le Supercoppa"

Del resto era una Serie A differente, con squadre davvero forti. 

"Tutte, c'erano Juve, Inter, Milan, Lazio, Roma, Parma, Fiorentina. All'Inter eravamo forti, ma era difficile che ci fosse un divario come in questi anni. Anche perché i presidenti spendevano tantissimo, i giocatori più forti erano in Italia, la verità è questa. Anche quelle meno blasonate, avevano un top per squadra. A volte davvero bastava un episodio..."

Come in quella semifinale di Champions contro il Milan. Due pareggi, a San Siro. Bastava un "sorteggio" invertito...

"O che Abbiati non facesse quella parata su Kallon alla fine. Il Milan passò anche con l'Ajax all'ultimo secondo, se no dovevamo giocare contro gli olandesi. Una serie di cose che cambia tutto, con il Milan che poi vinse la Champions, vincendo una partita delle ultime 5. Tornando anche al 5 maggio, stavamo facendo una grande stagione nonostante le squadre che c'erano. Vincere o non vincere è questione di poco: infortunio, episodio e cose così. A differenza di ora, però, il talento era distribuito su 3 o 4 squadre. Ora non è così. La rosa della Lazio non è oggi paragonabile a quella della Juve, per fare un esempio"

Rivedendo la sua carriera a posteriori, se lei scambia gli anni di Juve con quelli di Inter, li inverte, avrebbe fatto incetta di scudetti.

"Sì, è vero. Purtroppo gli episodi segnano una carriera. Quando sono andato io alla Juve non era la Juve di prima, eravamo prima in B e poi in A, quindi era inimmaginabile vincere lo scudetto, era una squadra da piazzamento ma non da primo posto. Anche la mia Inter, però, era forte. Andai via dalla Roma, che aveva giocatori incredibili, e mi ritrovai in nerazzurro con Ronaldo e Vieri, non malissimo ecco... Nonostante tutto è arrivato il 5 maggio, perso con una Juve altrettanto forte. Quella Lazio non era una squadretta, c'erano Stam, Nesta, Poborsky e altri"

Dopo l'Inter, la Juve. Lei firma prima di Calciopoli e si ritrova, l'anno dopo, in Serie B con la maglia bianconera.

"Aveva già firmato, mi sono ritrovato dopo 3 mesi nel baratro, però ho fatto come sempre: mi sono rimboccato le maniche e mi sono ritrovato in B. Nonostante questo ho cercato di dare una mano a una società che ripartita dalla B, non sono mai andato a chiedere la cessione, anche se avevo mercato all'epoca, visto che ero un parametro zero. Milan? No, no mai, altre squadre estere mi avevano cercato, ma avevo preso un impegno e alla fine si è rivelata una cosa bella. Sono diventati giovani interessanti come Marchisio e Giovinco. E' stata un'esperienza diversa, poi in A abbiamo fatto bei campionati con Ranieri"

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