Inter, Conte smaschera le incertezze e condanna Eriksen: danese vittima di un paradosso

Inter, Conte smaschera le incertezze e condanna Eriksen: danese vittima di un paradosso

L’analisi di Fcinter1908.it dopo Lazio-Inter di ieri sera

di Daniele Vitiello, @DanViti
Lazio-Inter

Nell’arco della stagione ci sono alcune gare che valgono più di tre punti. Dipende dalla classifica, dalle situazioni. Da mille fattori che ne accompagnano la vigilia. L’Inter quest’anno è stata brava a crearsele certe occasioni, decisamente meno a sfruttarle. E’ successo a Dortmund, così come con Barcellona e Juventus al Meazza. Si è ripetuto ieri sera a Roma, in casa della Lazio che ora ha scavalcato in classifica i nerazzurri. Fa parte del percorso di crescita, Conte ne è convinto, ma proprio per questo la sua squadra ha dimostrato che non è in grado di accelerare ulteriormente la metamorfosi da outsider a seria pretendente per il titolo.

GIÙ LA MASCHERA – La sveglia è suonata in un’Olimpico vibrante come la traversa colpita da Milinkovic-Savic e a nulla è servito il momentaneo vantaggio firmato da Ashley Young. “La palla nella ripresa pesava di più in fase di impostazione”, è la frase di Conte che in conferenza smaschera le incertezze di una formazione esposta ancora di più al rischio sconfitta dall’assenza pesante (fin troppo) del suo portiere titolare. La strada è lunga e la sensazione è che per certi aspetti nemmeno il mercato di gennaio l’abbia resa meno insidiosa. L’Inter non ha ancora imparato a gestire i vantaggi acquisiti. Il passo che le manca per la definitiva consacrazione. E fa sorridere amaro, considerando le doti di palleggio e l’esperienza a vagonate scaricata ad Appiano Gentile con l’arrivo di Christian Eriksen.

PARADOSSO – “Non è un calciatore che spacca le partite”. Sentenza che riguarda il danese e risuona con insistenza da più fronti. Palleggiatore, rifinitore, cassaforte nella quale riporre la sfera nei momenti più caldi di una gara. Non di certo la mezz’ala con lo strappo che allunga e disorienta avversari. Si fatica allora a capire perché non sia stato impiegato da subito nel secondo tempo, con il vantaggio da proteggere, bensì a rimonta completata dalla Lazio, quando probabilmente sarebbe stato meglio inserire Sanchez, concedendogli più tempo e spazio. Paradosso che lo ha condannato ad un’altra apparizione incolore. Gli va trovata presto una collocazione per permettergli di incidere dall’inizio. Sciupare la sua qualità è un peccato che l’Inter non può permettersi.

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