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Inter: gli episodi, la testa persa e i ‘giochi aperti’. Inzaghi riparte da una domanda

Inter: gli episodi, la testa persa e i ‘giochi aperti’. Inzaghi riparte da una domanda

L'allenatore nerazzurro dovrà subito ricomporre i pezzi in una serata in cui ai suoi sono completamente saltati i nervi

Eva A. Provenzano

"Abbiamo perso la testa e non deve accadere".Simone Inzaghiriassume con questa frase quanto successo sul campo della Lazio. La sua Lazio, la squadra che l'ha cresciuto come giocatore e come allenatore, che ringrazierà sempre. Anche l'accoglienza che gli è stata riservata dai suoi ex tifosi è stata di quelle generose. Poi però è stato il momento di riconcentrarsi sul presente.

Gli episodi

E l'Inter ha risposto alla grande, per sessanta minuti. Nonostante l'assenza di un titolare come Lautaro ormai essenza dell'attacco nerazzurro. Il gol di Perisic è arrivato su rigore, ma l'Interha meritato il vantaggio. Il penalty procurato da Bastoni è un episodio ma anche quello ha cambiato la partita. Il mani è di chi salta e non può fare altrimenti. Il braccio, dicono i non addetti ai lavori che guardano le immagini, non può certo tagliarselo in quel salto. Ma quei rigori vengono fischiati spessissimo. Era solo il gol del pareggio, ma forse già da lì qualcosa è cambiato, si è incrinato nella testa dei calciatori nerazzurri.

Come sempre altre occasioni non erano state chiuse e colte al volo. Così l'1-1 aveva disfatto tutto quanto costruito. Tutto in pochi attimi, come in un ciclone. Dimarco che resta a terra, Lautaro che continua perché non lo vede. Lo vedono due giocatori della Lazio, dicono a Reina di fermare l'azione ma loro vanno avanti e la squadra di Sarri segna. Furia degli interisti nell'area di Handanovic. E blackout totale nelle teste dei giocatori di Inzaghi che si è reso conto di come questi tre punti persi siano amarissimi. Valgono meno cinque dal Milan e un potenziale meno sette dal Napoli, qualora Spalletti battesse pure il Toro.

 Getty Images

Ma che è successo?

Già nel momento del rigore segnato da Immobile la sensazione era quella di un pari ingiusto per quanto si era visto. Quando è arrivato il gol del vantaggio di Felipe Anderson in campo è partita la rabbia. Chi invece stava guardando la partita, in tribuna o in tv, è rimasto travolto dal momento. "Ma come è successo?". È stato quasi faticoso crederci. Il pensiero è andato ad una serata troppo storta per essere vera. Ma la sconfitta ha ribadito ancora una volta la mancanza di cattiveria. La cattiveria che l'Inter sembrava aver conquistato quando ha vinto lo scudetto.

"Abbiamo gestito male in tante situazioni l'ultimo passaggio e concesso un gol che non possiamo concedere", ha sottolineato il mister. L'Inter dà sempre la sensazione di tenere i giochi aperti, anche mentre sta vincendo, anche mentre è in fase di controllo. È stata data la possibilità alla squadra avversaria di tornare in partita e proprio l'aver perso la testa ha fatto volare via i tre punti.

Ritrovarsi

Deve ritrovarsi subito, l'Inter. Ritrovare punti, certezze e forza. Non c'è tempo se si pensa al calendario strettissimo e ai prossimi impegni contro Sheriff, Juventus, lo stesso Milan. Servono i gol, la cattiveria. La consapevolezza che sono cambiate tante cose dallo scudetto vinto. Ci sono stati addii importanti e sono successe cose imprevedibili, come quanto accaduto ad Eriksen. La squadra non è più quella che era. Ma ci sono le basi per provare a difendere il titolo ancora cucito sul petto, non per vanità, ma per dato di fatto.

L'Inter dovrà ritrovare i gol al di là dell'attacco, rivedere l'equilibrio della fase difensiva e ricordarsi come si fa a controllare una partita. Senza cali di tensione, senza disattenzioni, rallentando quando si può. A volte non serve a molto esporsi, basta stare lì in mezzo, gestire, respirare. Sono cose che la squadra aveva imparato a fare e che non può aver dimenticato così in fretta. Inzaghi dovrà capire come è potuta arrivare una sconfitta così, al di là dei singoli episodi. E da qui ripartire. In fretta.

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