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Lautaro: “Voglio lo scudetto da capitano. Lukaku, che delusione. Non rispondeva ai compagni”

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L'argentino ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta nella quale ha parlato del belga ma anche di sé e dell'Inter che per lui è casa
Eva A. Provenzano Caporedattore 

Lukaku lo ha chiamato pure lui. Perché per tanto tempo sono stati la stessa faccia di un attacco chiamato LuLa e tutto funzionava a dovere. Ma il belga non ha risposto. Lautaro Martinez lo ha racconta in un'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. Il giocatore, che si trova in Giappone in tournée con l'Inter, ha parlato della delusione rispetto a quanto fatto dal suo ex compagno e ha detto: «Ci sono rimasto male, è la verità. Anche io ho provato a chiamarlo in quei giorni di caos, non mi ha mai risposto, lo stesso ha fatto con altri miei compagni. Dopo tanti anni insieme, dopo tante cose vissute insieme, sono rimasto deluso. Per carità, è una scelta sua. Gli auguro il meglio. Ma non mi aspettavo questo atteggiamento».

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Comprensibile, ma per lui ora comincia una stagione speciale, con addosso la fascia di capitano dell'Inter: «Indossarla vuol dire assumersi più responsabilità dentro la squadra, dentro lo spogliatoio. Ma io l’ho sempre fatto anche prima. Ho un obiettivo: dare una mano ai compagni che hanno bisogno. Via giocatori importanti? Vero, ma io sono pronto. Per me è un vanto, voglio essere all’altezza dei tanti campioni che hanno indossato la fascia nella storia dell’Inter e rendere tutti orgogliosi di me. Sono alla mia sesta stagione qui: capisco tutto, conosco tutto, quello che ho imparato lo metto a disposizione. Ai nuovi arrivati ho detto che se sono arrivati all'Inter è perché hanno qualcosa e sono stati scelti, non per caso. Quando giocherete date tutto e poi al resto penserà l'amore dei tifosi», ha sottolineato.


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Al futuro si pensa quando arriva

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Sul futuro non si sbilancia troppo e non fa promesse, si sofferma sulla concretezza del presente: «Dove sarò tra cinque anni? Non lo so. Non mi piace mescolare il presente col futuro: si rischia solo di sbagliare. E io mi voglio godere l’Inter. Sta crescendo questa squadra. Lo scorso anno abbiamo mantenuto alta l'asticella. L'Inter sta lavorando bene, si vedono i risultati e si raccolto i trofei. Abbiamo riportato anche la squadra in finale di Champions. Vero, abbiamo perso tanti punti in campionato, ma dobbiamo ripartire da Istanbul perché quella gara ha fatto crescere ognuno di noi. Abbiamo lanciato un segnale. Il gol fallito quel giorno? Credo di aver fatto la scelta giusta, c'è chi mi dice che avrei dovuto passarla a Brozovic o Lukaku ma in quel momento l'ho pensata in quel modo, Guardiola era già a terra. Mi porto dietro quanto di buono abbiamo fatto quella sera».

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Obiettivo scudetto

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«Da quando sono diventato capitano penso di voler vincere perché devo alzare io la Coppa dello scudetto. Adesso la gente si aspetta tanto da noi e da lì dobbiamo ripartire. Questa è una società abituata a vincere. E abbiamo fame. Io voglio vincere sempre, anche le partitine in allenamento. E questo messaggio voglio trasmetterlo ai più giovani. Nessuno l'anno scorso pensava saremmo andati in finale. E allora dobbiamo crederci anche quest'anno, ci siamo guadagnati il rispetto di tutti», ha spiegato.

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Il nuovo compagno in attacco è Thuram: «Credo sia un giocatore molto intelligente, sa usare bene il corpo, è anche molto tecnico. Ci serve, è un campione, ci darà una grande mano. Speriamo che capisca in fretta il modo di giocare dell’Inter e l’idea del mister, che conosca in fretta i compagni. Marcus è più simile a Edin, gli piace andare a prendersi il pallone lontano dall’area, giocare con la squadra, dialogare. Ma io mi sono sempre adattato con tutti, sia da prima sia da seconda punta».

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Ma l'Arabia no

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Anche l'argentino dell'Inter ha ricevuto un'offerta milionaria dall'Arabia e ha rifiutato. «È vero, le proposte sono arrivate. Ma sono felice all’Inter e felice a Milano, non ho motivo per cambiare, la mia famiglia la pensa come me. Credo entri in testa l'aspetto economico, sono tanti soldi eh, inutile negare. Dipende dalle scelte di ognuno ma io penso a continuare ad alti livelli anche per prepararmi al meglio per la Nazionale. L'Inter per me è una seconda casa, sono arrivato qui e mi hanno trasmesso amore, non lo dimenticherò mai. Vengo da una famiglia umile e abbiamo vissuti momenti difficili quando ero piccolo. Apprezzo molto le persone che mi aiutano. Ora sono papà, sono cresciuto tanto. Arriverà il secondo figlio e si chiamerà Theo come ho deciso io. Spero di essere un buon genitore. Intanto grazie a questo sul campo sono diventato più riflessivo, prima ero tutto istinto, mi ammonivano di più. Come giocatore posso crescere a livello fisico e posso migliorare i movimenti della gamba sinistra. Inzaghi mi ha fatto capire che si può lavorare e imparare anche sorridendo, ti fa sentire positivo anche quando i risultati non arrivano», ha concluso.

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