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fcinter1908 esclusive Cristian Chivu, il più bravo di tutti: c’è una cosa che non si improvvisa, sembra facile ma…

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Cristian Chivu, il più bravo di tutti: c’è una cosa che non si improvvisa, sembra facile ma…

Sabine Bertagna Vice direttore 
Il racconto di una stagione che ha disegnato un'Inter bellissima e capace di guarire i cuori spezzati

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È quando la distanza tra il campo e gli spalti si riduce, che la squadra ritrova l'abbraccio antico con la sua gente. Il senso autentico di un movimento popolare. Con e dentro il popolo. Quella mescolanza di braccia, cori, lacrime e intenti. Tutti insieme, tutti nella stessa direzione. Tutti con lo stesso struggente amore per questi colori. È accaduto in un San Siro gremito, in una sera primaverile di maggio. Un mese che agli interisti stuzzica ricordi di un certo livello. La gente di San Siro era lì a spingere ancor prima del fischio d'inizio. Era lì per fare la sua parte, non per assistere. Era lì per scrivere una pagina di storia insieme ai suoi giocatori. Il quadro finale non ha sbavature evidenti. È stato realizzato con il cuore.

Dopo quella matematica vittoria cucita sul petto ci sono stati giorni di estrema felicità, culminati in una festa che ha travolto tutta Milano. L'ha segnata, disegnata a suo piacimento, con quei colori che ora spuntano po' ovunque. Sullo scudetto numero 21 dell'Inter c'è la firma a caratteri cubitali di Cristian Chivu. Lui sicuramente preferirebbe qualcosa di meno appariscente perché è uno che non ama i protagonismi. E non fa solo finta. Spinto sotto la Curva, giorni fa, ha abbozzato un'esultanza per poi indicare i suoi ragazzi. Sono loro i protagonisti, sembra voler ricordare. Ma se questa fotografia racconta moltissimo della persona speciale che è Cristian Chivu, non rende però il giusto omaggio al peso che ha avuto nella vittoria di questo campionato.

C'è quasi sempre una storia di cuori spezzati dietro ad una grande vittoria. I cuori spezzati dei quali parliamo sono naturalmente i nostri, quelli dell'ultimo giorno di maggio di un anno fa. I ricordi sono molto sbiaditi perché a insabbiarli siamo stati bravi. Ma il più bravo di tutti è stato Cristian Chivu. Arrivato senza negare che non fosse successo nulla e accettando di dover attraversare quel dolore insieme ai suoi nuovi ragazzi. Lui che da calciatore ha provato la sofferenza sulla sua pelle e sa di che cosa parla. Li ha convinti tutti a risalire su quella barca e ora sembra tutto così nitido. Così facile. Credetegli se vi dovesse dire che non è stato affatto così. Chivu ha conquistato il rispetto dei suoi giocatori in pochissimo tempo ed è arrivato dritto al cuore dei giocatori, ma anche di tutti gli altri. La credibilità non si improvvisa. Mai. Si è parlato tantissimo del suo modo di comunicare spontaneo ed efficace. Ma la bravura calcistica di rilevare un gruppo stanco e mortificato, di portarlo a giocare un calcio diverso, di gestire giocatori e partite con altri dogmi è enorme. Ed è tutta lì, in quei due trofei che la città meneghina - non tutta, evidentemente - si coccola.

Ci sono tanti meriti in questa Inter, il primo di tutti è la garanzia di una società che ha imparato ad operare con professionalità senza dover dipendere troppo da un solo protagonista. Cristian Chivu è arrivato sulla panchina nerazzurra e ha vinto dopo Simone Inzaghi. La squadra ha cambiato facce in questi anni. Senza stravolgere completamente il gruppo. Andando spesso a scontentare la smania dei tifosi di vivere estati di calciomercato piene di colpi di scena (quella che si appresta a iniziare potrebbe esserlo). Pochi tasselli, misurati da un punto di vista razionale ed economico. Mai cose a caso, insomma.

Ci sono tanti meriti in questa Inter, non ultima la capacità di rimanere uniti. Anche quando il chiacchiericcio mediatico aumentava il volume e rischiava di distrarti. Vincono le squadre che capiscono come non disunirsi nelle difficoltà. È abbastanza evidente che questo elemento rappresenti la causa di gran parte dei problemi che sembra avere la squadra dall'altra parte del Naviglio. Ricordate? Quella mescolanza di braccia, cori, lacrime e intenti. Tutti insieme, tutti nella stessa direzione. Questa alchimia un po' magica, questo essere squadra a tutti i livelli (da chi progetta la stagione a chi la disegna in campo), questa empatia tra Chivu e i suoi uomini sono i sottotitoli più belli di un film, che abbiamo amato dal primo all'ultimo minuto. Nella gioia c'è sempre anche tanta commozione, inutile nasconderla. Succede ogni volta che vinciamo qualcosa e che ci giriamo a cercare chi non è più tra noi, per condividere tutto con la voce rotta dall'emozione. È successo anche stavolta. Ciao ancora, grandissimo Becca. Per sempre nei nostri cuori.