Quanto serva alla causa di Inzaghi, non bisognerebbe nemmeno dirlo: contro i blaugrana non era neanche al 60%, eppure ha iniziato a pianta re la bandiera nerazzurra a San Siro con il primo gol e si è procurato da bracconiere d’area il rigore del 2-0. Poi, al 71’ è dovuto uscire, quando non strusciava più una palla, eppure su questa finale si allunga la sua anima grande: la sola presenza del capitano accende i sentimenti di compagni e tifosi, e provoca sempre preoccupazioni sparse nell’accampamento dei rivali. Capita quando il Toro è su un gamba sola, figurarsi quando tornerà a poggiare stabilmente su due. Attraverso un lavoro mirato tra lettino e campo, Lautaro ha potuto placare i bollenti spiriti e soddisfare il bisogno di Champions.
Ha seguito il capolavoro dello staff medico e dei riatletizzatori nerazzurri, così ha potuto accorciare della metà il tempo necessario dopo l’elongazione: di giorni ne sarebbero serviti 10, a lui ne sono bastati 5. Va da sé che, se non ci fosse stata davanti la mistica di Inter-Barcellona, ma una placida sfida di Serie A, il piano per il rientro flash non sarebbe neanche partito. A queste altezze europee, però, Lautaro ha voluto giocarsi il tutto per tutto, conoscendo bene i rischi della rincorsa.
Sapeva che molto probabilmente si sarebbe dovuto fermare di nuovo per un po’. Tutto ampiamente confermato dagli eventi e, anche per questo, il campionato per l’argentino (e solo per lui) ora diventa quasi un’appendice: non ci sarà oggi a Torino e, con altissima probabilità, neanche domenica prossima nella penultima con la Lazio in casa. La prossima settimana sarà ancora consacrata al recupero, con pazienza e lentezza impossibili prima del Barcellona, e poi il prevedibile ritorno in gruppo prima dell’ultima giornata. Per il turno numero 38, quello che saluterà il campionato, i nerazzurri contano di testarlo a tutti gli effetti: l’idea è di convocarlo, farlo giocare, mettere fieno in cascina. Un’ultima prova generale per l’Inter da finale, poi sarà soltanto Psg".