E fuori, appunto, che rapporto avevate?
“Non ci siamo mai separati, nessun litigio tra noi. Potevamo avere posizioni contrastanti su alcune cose, una soluzione la trovavamo sempre. Abbiamo vissuto i nostri giorni migliori insieme, abbiamo condiviso tutto”.
Lo consigliò lei all’inter?
“Abbiamo iniziato a fare tutto assieme, io un anno prima e lui l’anno dopo. E così, all’inter, continuavo a parlare del Becca ai dirigenti. Tant’è che una volta li convinsi a vedere Brescia-Ascoli, in ritiro, perché la Rai trasmetteva il secondo tempo di una gara di B. Diede un calcio alla bandierina, ma l’inter era già convinta: fece una tournée in Cina nel 1977, conquistò tutti”.
Che mesi sono stati, questi, per lei?
“Gli parlavo in dialetto, vedevamo delle vecchie foto. Un anno di sofferenza anche per me: quando andavo a casa sua mi rendevo conto che non era il Becca di prima, mi piaceva ricordarlo com’era”.
E chi era Evaristo Beccalossi?
“Il mio migliore amico, un campione, un secondo padre per i miei figli. Con lui è morta una parte di me, non mi do pace”.
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