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Biabiany: “Inter mi ha tolto dalla strada. De Boer? Arrogante e presuntuoso. Ero già del Milan…”
Intervistato da Calciomercato, l'ex giocatore dell'Inter Jonathan Biabiany ha parlato della sue esperienza in nerazzurro
Sei cresciuto in una casa con cinque fratelli e una sorella, che infanzia è stata?
"Non facile a livello economico, ma ringrazio i miei genitori che non mi hanno mai fatto mancare nulla. A 15 anni ho firmato con l'Inter, guadagnavo più di mio padre: i primi tre anni davo tutto lo stipendio alla mia famiglia".
Qual è stato il primo acquisto?
"Una casa per i miei genitori, poi ho preso una macchina a mio padre".
Ci racconti come ti scoprì l'Inter?
"Era venuto a vedermi in Francia Pierluigi Casiraghi, osservatore che ha scoperto tanti giocatori (solo omonimo dell'ex attaccante, ndr). Doveva vedere la partita dopo la nostra, ma arrivò prima e si mise in tribuna: sul 4-0 per gli avversari si alzò e se ne andò, poi io feci 4 gol ma lui non li vide. Nonostante questo, decise di portarmi all'Inter".
Il primo ricordo del tuo arrivo in Italia?
"Quando mi hanno detto che dovevo fare il provino con l'Inter pensavo mi stessero prendendo in giro, invece una settimana dopo ero sull'aereo per Milano. Due partite, semifinale e finale di un torneo giovanile, e due gol; facendo solo quelle due gare ho vinto il premio di miglior giocatore del torneo".
Hai mai pensato di fare atletica?
"No, mai. Mi piace correre, ma solo con il pallone tra i piedi. Però devo dire che il calcio non è mai stata la mia passione, ho iniziato a giocare solo perché lo facevano i miei amici del quartiere e non volevo rimanere da solo".
In Serie A hai giocato con Inter, Parma e Sampdoria: l’esperienza che ti è rimasta più nel cuore?
"L'Inter, senza dubbio. Mi ha tolto dalla strada, e dopo il mio problema al cuore mi ha reinserito nel calcio".
Ci racconti cos’è successo in quell’estate 2014 quando eri già del Milan?
"Mi volevano anche Juve, Inter e Chelsea, ma avevo scelto il Milan. Inzaghi mi aveva chiamato, era felice del mio arrivo in rossonero. Mancavano solo le visite mediche, durante i test è uscito fuori un problema al cuore e saltò tutto. Galliani si arrabbiò molto perché era stato fatto l'annuncio quando lui aveva detto di aspettare".
Che periodo è stato quello con l'aritmia cardiaca?
"Mi sono affidato a Dio, pregando molto e rimanendo vicino alla mia famiglia. Alcuni dottori mi dicevano che non avrei potuto continuare a giocare in Italia, ma io non avevo mai pensato di smettere; al massimo sarei andato all'estero. Poi, dopo alcuni test fatti in America, ho avuto l'idoneità per stare anche in Serie A".
Che esperienza è stata in quello spogliatoio con Eto'o, Milito e tanti altri campioni?
"Ero un po' intimorito, ma contento di aver giocato con i migliori calciatori in Italia. Nella mia prima esperienza ero molto giovane, Dacourt e Vieira erano quelli che mi davano più consigli".
Chi è l'allenatore col quale ti sei trovato meno bene?
"Non ho avuto problemi con nessuno in particolare, ma de Boer aveva un atteggiamento arrogante e presuntuoso. Faceva parte di quei tecnici che da ex giocatori pensano ancora di comandare nello spogliatoio".
La delusione più grande?
"Aver lasciato l'Inter per andare allo Sparta Praga. La società mi spinse per trasferirmi lì perché avevano fatto un'offerta importante, ma oggi farei una scelta diversa".
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