Lautaro Martinez fa 171 con la maglia dell’Inter e raggiunge Roberto Bonisegna nella classifica marcatori all-time nella storia del club nerazzurro. Dopo il 5-0 al Sassuolo e il gol del Toro, Bonimba ha commentato il traguardo dell’attaccante argentino e capitano nerazzurro al Corriere dello Sport:

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Boninsegna: “Lautaro interista vero, gol alla… Bonimba! Reagirei male se Guardiola…”
“Benvenuto sul podio! È una condivisione momentanea, ovvio, ma ho il piacere di dare il benvenuto a un interista vero: in questo Lautaro ed io ci somigliamo, e non soltanto per via dei gol. Quando ci siamo conosciuti, sul prato di San Siro, ho provato un’emozione fortissima, c’è stato tra noi un senso di appartenenza che non ha avuto bisogno di parole. Il resto lo hanno fatto i tanti ricordi che mi legano all’Inter e alla sua storia. Una storia che Lautaro sta interpretando alla vecchia maniera e che proprio per questo mi inorgoglisce. Dirò di più: quando ho visto il gol, davanti alla tv, ho fatto un salto sul divano alzando le braccia e cacciando un urlo. Tutto nella norma? Forse sì, tranne un piccolo particolare: avevo il mio nipotino sulle ginocchia. Mio nonno è matto, deve aver pensato: avrò tutto il tempo per spiegargli cosa è accaduto…”.
Un gol esemplare, quello di Lautaro: gesto tecnico e tempismo in sincronia?
"Un gol, se mi consentite, che mi ha ricordato un certo Boninsegna... Lo dico con ironia, ma fino a un certo punto. Quando mi capita di rivedere i gol di Lautaro ho sempre in mente ciò che diceva Fulvio Bernardini, e cioè “vado matto per quei giocatori che se arrivano in corsa su un passaggio buono tirano subito in porta senza toccare la palla una volta di troppo”. Poi citava me come esempio perché non avevo paura di sbagliare, perché avevo un filo di sfrontatezza. Lautaro ha un modo più moderno di interpretare il ruolo di centravanti ma la sostanza, fatte le debite proporzioni, non cambia”.
Cambiano però i rapporti tra due diverse epoche. Oggi si giocano molte più partite. C’è una differenza sostanziale anche nelle percentuali?
"In questa classifica Meazza è davanti a tutti ma io sono subito dietro con 0,604, quasi due gol ogni tre partite. Lautaro è a quota 0,464: anche se glielo auguro di cuore, dubito che possa in qualche modo sorpassarmi. Va considerato, tra l’altro, il fatto che l’Inter di oggi è una sorta di confraternita dei gol: segnano un po’ tutti, anche i difensori. Ai miei tempi ero in pratica l’unico terminale offensivo”.
Un cannone, scriveva Brera, che riusciva a sparare anche quando non aveva i cosiddetti “serventi al pezzo”:
“Non avevo alternative. L’unica ala di ruolo su cui potevo contare era Pellizzaro, gli altri erano esterni che tutto facevano meno che crossare. Mario Corso diceva che se fossi rimasto a Milano la Grande Inter avrebbe continuato a vincere per qualche anno ancora. Può darsi. Del resto, se mi sentissi dire da Guardiola che il suo centravanti è lo spazio reagirei di brutto: nossignore, gli risponderei, il centravanti sono io. Ho chiuso la carriera con questa idea ben chiara in mente e con un unico rammarico: quello di aver trovato Valcareggi, e non Bernardini, sulla panchina della Nazionale. Ho avuto dalla maglia azzurra molto più di quanto sognavo ma qualcosa di meno, credo, di quanto avrei meritato”.
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