In una lunga intervista a Repubblica, Paolo Bonolis ha commentato la vittoria dello scudetto numero 21 da parte dell'Inter
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LO SPOGLIATOIO
Quel Mondiale. Lautaro che attacca Çalhanoglu. In effetti segnali di catastrofe.
«E invece Chivu si mette al lavoro e ricompone. Soprattutto con quei due: ma lei immagina due tipi umani più diversi? E però se non ci si metteva all'opera su quello, niente sarebbe servito. Chivu l'ha fatto, vincendo la sfida. E non solo ha convinto loro due, ma anche tutti gli altri: se alla fine si forma una vera mente alveare è merito tuo che hai saputo usare la tua credibilità con tutti quanti».
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Ecco, la mente alveare un po' sfuggiva. Come nella serie tv Pluribus. Ma tornando al punto?
«Tornando al punto: ci tenevo sì ad andare avanti in Europa, poi arriva il calo a metà stagione, vai in Norvegia, prendi un gol assurdo, si fa male Lautaro. Il momento in cui gira tutto storto, normalmente lo paghi. E non dimentico che senza un rigore assurdo col Liverpool si andava oltre senza problemi».A quel punto, scudetto o fine dei giochi.
«Chivu mi sembra uno che interpreta uno schema che funzionava fino a non molto tempo fa: prendere il calcio e forse anche la vita rispettandone la natura, i cicli, senza abbattersi o esaltarsi troppo, mai. Oggi, in questo bellissimo mondo social, o è trionfo o è tragedia. Vale anche per tutto quello che si dice sul calcio italiano».Davvero?
«Il catastrofismo non aiuta nessuno. Se Kean segna il due a zero con la Bosnia si va ai Mondiali, la Federazione è bellissima e magari si scopre che i ragazzini sono tornati a giocare a pallone in strada. Suvvia, diamoci una calmata tutti».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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