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fcinter1908 news interviste Cannavaro: “Mondiale 2006? Calciopoli non influì, cosa dissi a Materazzi. Ronaldo il più forte”

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Cannavaro: “Mondiale 2006? Calciopoli non influì, cosa dissi a Materazzi. Ronaldo il più forte”

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L'ex capitano della Nazionale del 2006 campione del mondo Fabio Cannavaro ha ricordato quel giorno indimenticabile
Andrea Della Sala Redattore 

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Intervistato dal Corriere della Sera, l'ex capitano della Nazionale del 2006 campione del mondo Fabio Cannavaro ha ricordato quel giorno indimenticabile:

Che ricordo ne ha, capitano?

«Si era creata un’atmosfera pazzesca».

Influì Calciopoli?

«No».

Molti invece dicono di sì.

«Sbagliano. Mi rifiuto di pensare che ci volesse uno scandalo per tirare fuori il meglio di noi. La verità è che eravamo fortissimi. La migliore generazione del calcio italiano, dopo quella del 1982. Un Mondiale non si vince per caso».

Qual era il segreto?

«La nostra intesa. Un centrocampo che faceva filtro. Attaccanti che rientravano. E Buffon che ci dava sicurezza».

Scherzavate in campo?

«Soffrivamo. Ma eravamo convinti di farcela. Di superare qualsiasi ostacolo. E ogni partita ne aveva tantissimi».

Cannavaro: “Mondiale 2006? Calciopoli non influì, cosa dissi a Materazzi. Ronaldo il più forte”- immagine 2

Il capolavoro fu la semifinale con la Germania.

«Giocai la partita perfetta. Di solito si notano di più gli attaccanti. Invece il Pallone d’Oro me lo sono conquistato a Dortmund».

Ancora risuona la telecronaca di Caressa da Dortmund: Cannavaro…Cannavaro…Cannavaro!

«Fu più che un’impresa; fu una goduria. Da quando eravamo arrivati in Germania ce la facevano andare con le solite cose: pizza spaghetti mandolino… Così dedicammo la vittoria a tutti i nostri connazionali che per anni avevano sofferto in Germania. Del resto, i tedeschi avevano vinto in Italia nel 1990; era giusto che noi vincessimo in casa loro».

La finale con la Francia fu dura.

«Per la prima volta entrai in campo con un po’ di paura. Meglio, con molto rispetto, molta stima per gli avversari. Erano davvero forti. Potevamo batterli solo con una grande partita».

C’era il rigore per loro?

«Secondo me, no. Lo dissi a Materazzi: “Marco, se non lo toccavi Malouda, lo recuperavo”. Ma se è per questo gli australiani dicono ancora adesso che non era rigore quello su Grosso. Fummo bravi a pareggiare subito. Luca Toni ebbe qualche bella occasione. Poi nel secondo tempo abbiamo sofferto. Zidane era in forma strepitosa».

Cosa accadde con Materazzi?

«Cose da campo, che di solito devono finire in campo. Non so cosa sia preso a Zizou, che è una persona eccezionale. Sbagliò».

E voi vi diceste: è fatta.

«È fatta per andare ai rigori. Non ne avevamo più, avevamo speso troppo con la Germania. Io stesso ero stanco, ogni volta che affrontavo uno scontro mi sentivo l’indicatore della forza che calava…L’espulsione di Zidane ci salvò».

I rigori li segnammo tutti.

«Il mister arrivò con la lista. Aveva già deciso chi doveva tirare e quando. Qualcuno, mi pare Del Piero, chiese di tirare per ultimo. Mister Lippi disse no: “Tu tiri per primo, chiude Fabio Grosso che è l’uomo dell’ultimo minuto”. Aveva procurato il rigore con l’Australia, sbloccato la partita con la Germania. E tirò il rigore decisivo con la Francia».

Lei cos’ha provato?

«La gioia più grande della mia vita. Non ci sono scudetti, non ci sono Coppe: un Mondiale non è paragonabile a nulla. Ti fa passare da giocatore forte a leggenda. La gente ti ricorderà sempre, perché hai fatto qualcosa di unico».

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Chi è per lei Maradona?

«Il mio supereroe. Altri bambini hanno avuto Superman o l’Uomo Ragno; io ho avuto Diego. Ho corso per lui allo stadio da raccattapalle, ho giocato contro di lui con la Primavera del Napoli, sono diventato suo amico, a Dubai eravamo vicini di casa».

Tra lui e Messi?

«Leo è un giocatore straordinario. Un robot. Fin troppo perfetto. Maradona ti dava forse più emozioni. Lo picchiavi e non si lamentava mai. Era un calcio più duro, le entrate da dietro erano consentite».

Il calciatore più forte che ha marcato?

«Ronaldo il brasiliano».

E Ronaldo il portoghese?

«Il professionista perfetto. Atleta fuori dalla norma, attaccante incredibile. Ha segnato un’era».

Chi è oggi il numero uno?

«Mbappé. E qui lo sta dimostrando”.