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Intervistato dal Corriere della Sera, l'ex tecnico Fabio Capello ha parlato dell'ultimo scandalo del calcio italiano, l'inchiesta arbitri:
Come ha accolto la notizia dell’avviso di garanzia recapitato a Gianluca Rocchi?
«Vorrei essere prudente perché l’ex designatore è solo indagato. Aspettiamo a trarre conclusioni affrettate, la mia speranza è che dell’accusa di concorso in frode sportiva non ci sia nulla di vero. Pensare a un nuovo illecito, dopo Calciopoli nel 2006, sarebbe grave».
Cosa la turba?
«Già a livello sportivo-agonistico abbiamo commesso errori così gravi che non ci siamo qualificati al Mondiale per la terza edizione consecutiva. Immaginare condotte poco limpide della categoria degli arbitri sarebbe bruttissimo. Ma io sono contrario a emettere sentenze anticipate».
Rispecchia in pieno il pensiero della Serie A che in una nota ha chiesto garantismo per evitare un danno reputazionale. È d’accordo?
«Certamente: innanzitutto il processo non è ancora iniziato. Non siamo arrivati neanche al rinvio a giudizio su un singolo e sembra che debba crollare il sistema calcio. Circoscriviamo le responsabilità».
Lo sport è preoccupato per la potenziale invasione di campo della politica che invoca il commissario. Lei cosa pensa?
«In questo momento il mondo agonistico ha bisogno di certezze, e anche a breve termine. Occorre iniziare presto il percorso di riforme».
Quindi?
«Sono dubbioso che un commissario sia la panacea di tutti i mali: si perderebbe un sacco di tempo e le decisioni cruciali verrebbero rinviate. Io procederei con le elezioni federali, come da programma, e parallelamente lavorerei a un piano di rilancio del calcio. E vorrei fare un’osservazione».
Prego.
«Se la memoria non mi inganna di recente sono stati due i commissariamenti, con Guido Rossi post Calciopoli e più di recente nel 2018 con Roberto Fabbricini. Non ricordo provvedimenti epocali, insomma i risultati li abbiamo visti…».
Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, insiste: ha adombrato tale soluzione tra le righe anche nella nota di sabato…
«Non voglio dare giudizi di merito in tal senso. Dico solo che prima si elegge un presidente della Figc e meglio è. Prendere tempo è deleterio per il nostro movimento calcistico».
Giovanni Malagò nonostante il caos delle ultime ore non intende compiere passi indietro e mercoledì riceverà anche l’appoggio ufficiale delle componenti tecniche. Forse è lui a essere poco gradito al Governo?
«Lo ha detto lei… per quanto mi riguarda io ho pubblicamente dichiarato che Malagò ha l’esperienza, dopo aver guidato il Coni per molti anni, per succedere a Gabriele Gravina e ricoprire il ruolo di presidente della Figc nel migliore dei modi. E vorrei aggiungere un’altra considerazione».
Cioè?
«Si parla tanto del commissario ma chi verrebbe scelto poi per assumere quell’incarico? Qui occorrono competenza e celerità per riportare il calcio ad alti livelli».
Al di là della responsabilità di Rocchi che dovrà essere ancora provata, una riforma del settore arbitrale è inevitabile?
«Non vedo come non lo possa essere. Io mi chiedo come sia possibile che nella folla di persone che abita le stanze di Lissone, fra Var e assistenti, arbitri che guardano e vivisezionano le immagini non ci possa essere spazio per un ex calciatore. Serve una figura che tecnicamente possa analizzare il frame e dire se è simulazione oppure fallo… Occorre un ex giocatore che possa con la sua esperienza leggere le situazioni più ambigue. Dovrà essere inserito nella squadra arbitrale».
Con le dimissioni di Gravina e il conseguente vuoto di potere in Federazione è finito in stand by il progetto del professionismo per i fischietti. È il primo dossier da affrontare nel processo di riforma?
«È un’urgenza non più procrastinabile. Impensabile che un comparto come il calcio che muove interessi economici incredibili e incide sul Pil nazionale per 12,4 miliardi abbia una componente al suo interno, decisiva per gli equilibri di tutto il sistema, formata da, se non dilettanti, diciamo semiprofessionisti. Bisogna seguire le orme della Premier che, sotto questo profilo, si è già mossa».
Cosa le lascia, emotivamente, questa vicenda?
«Ho letto con dispiacere ogni notizia relativa a questa nuova crisi che ha investito il calcio. Resto con tanti dubbi ma, come dicevo prima, piano a dare giudizi tranchant. È solo un avviso di garanzia».
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