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fcinter1908 news interviste Capello: “Le seconde squadre non mi hanno mai convinto. Finale Champions? Non c’è storia”

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Capello: “Le seconde squadre non mi hanno mai convinto. Finale Champions? Non c’è storia”

Marco Macca
Marco Macca Redattore 
Intervistato da Il Messaggero, Fabio Capello ha toccato vari temi caldi, dalla prossima finale di Champions League al difficile momento del nostro calcio

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Intervistato da Il Messaggero, Fabio Capello, ex allenatore di Milan, Roma e Juventus, ha toccato vari temi caldi, dalla prossima finale di Champions League al difficile momento del nostro calcio:

Aria di Champions la finale: tra Psg e Arsenal come finirà?

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«Come valori tecnici non c’è storia, il Psg è nettamente superiore e se guardiamo il livello delle due squadre non c’è partita. L’Arsenal ha tanto entusiasmo dopo aver vinto la Premier e un’organizzazione difensiva che se funziona può lasciare aperto il discorso».

Calcio italiano in crisi a caccia di talenti e di freschezza anagrafica?

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«Sui giovani se ne dicono tante, ma la verità è che dipende dall’allenatore e non dalle regole. Le seconde squadre non mi hanno mai convinto, un conto è fare esperienza in casa e un altro farne fuori che dà qualcosa in più. L’esperienza fuori fa maturare: cambi città, paese e abitudini, tutto questo aiuta per crescere e per il futuro. Quando uno è nella seconda squadra di una big ti aspetti di più, credo che invece andrebbero allenati con la prima squadra in un calcio più veloce. Noi abbiamo perso la capacità di giocare velocemente.

Se ti alleni con quelli del tuo livello rimani a quel livello, non è un’esperienza positiva. Quando allenavo Roma, Milan e Real Madrid c’erano sempre quattro-cinque giovani che stavano con noi e questi imparavano moltissimo perché lavoravano con i più bravi, avanti e più veloci. Solo così puoi migliorare tecnicamente».

Per esempio?

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«Alla Roma avevo De Rossi e Aquilani stabilmente nel mio gruppo. Ero convinto che Aquilani fosse più bravo di De Rossi perché tecnicamente era migliore. Feci esordire Aquilani con la Triestina e giocava con un po' di paura, poi quando misi De Rossi si muoveva come faceva in allenamento. De Rossi era più pronto, Aquilani no».

(Fonte: Il Messaggero)