fcinter1908 news interviste Chivu: “Bastoni? Non potevo lasciarlo solo: ho deciso di fare a modo mio e difenderlo”

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Chivu: “Bastoni? Non potevo lasciarlo solo: ho deciso di fare a modo mio e difenderlo”

Andrea Della Sala Redattore 

Diversi suoi colleghi mi hanno detto che è diventato difficile staccare i giocatori dal cellulare, farli sentire comunità, squadra.

«Trovare armonia tra ragazzi che hanno, in generale, un ego abbastanza elevato non è mai facile. Oggi c’è più curiosità, più individualismo alimentato dal mondo dei social che, cerco di convincere i miei ragazzi, non è quello vero. In una squadra è importante la premurosità, capire cosa vuole l’altro, di cosa ha bisogno, come si sente. Bisogna pensare se quello che faccio, nello spogliatoio o in campo, dà fastidio al mio compagno. La premurosità combatte l’ego perché la sensibilità e l’empatia verso gli altri fanno uscire dalle difficoltà, insieme».

Il mestiere di padre e quello di allenatore si assomigliano?

«Io so che spesso ho a che fare con degli adulti che a volte possono sembrare bambini. È importante la loro stima, ma non è l’amore che si prova verso un padre. Perché i giocatori sono consapevoli che domani potranno andare via e trovare un altro “padre”. I figli sono figli per tutta la vita. Io faccio capire ai miei calciatori che per loro farei qualsiasi cosa. Che se hanno bisogno di me, ci sono. Gli sto vicino. Non sono di quegli allenatori convinti che la prossimità diminuisca l’autorità. L’autorità non viene da un ruolo, ma da un modo di essere».

Ha applicato questa modalità nella gestione del caso Bastoni?

«Percepisco da allenatore l’importanza di creare un gruppo, creare armonia, farsi voler bene, accettare anche il fatto che si può sbagliare. Quella sera ho deciso di fare a modo mio e difendere il mio giocatore fino in fondo. Probabilmente un padre fa questo. Io ho cercato di confortarlo, sapevo che lui ne poteva uscire distrutto, per la gogna alla quale è stato sottoposto, nonostante sia un ragazzo forte che non ha mai mollato. In quei giorni ha messo una maschera per farci credere che tutto andava bene. Ma non si poteva lasciarlo solo. E il gruppo ha apprezzato».