Ciro Ferrara, intervistato dal Mattino, ha parlato così del flop dell'Italia che per la terza volta di fila non si è qualificata per i Mondiali:

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Ferrara: “Italia, il momento più difficile. Presidente FIGC? Ecco il nome giusto. E il CT…”
«Non semplice individuare i motivi e ancor più le soluzioni. In ballo ci sono tante situazioni: il momento è davvero difficile».
Pensiamo a venti anni fa, quando sbarcò in Germania la Nazionale travolta da Calciopoli: eppure vinse. E allora il problema è la gestione delle difficoltà.
«Pensiamo anche all’82. Io avevo 14 anni e ricordo benissimo cosa si diceva della Nazionale di Bearzot, a un certo punto gli azzurri fecero silenzio stampa... È la nostra qualità: nelle difficoltà siamo sempre riusciti a tirare fuori il carattere».
Ma adesso, come nel 2017 e nel 2022, non è accaduto.
«Il carattere è mancato, sì. E anche la costruzione di un gruppo che avesse una base importante per raggiungere i risultati. È inutile chiamare in causa calciatori di altissimo livello che hanno giocato nella Nazionale che vinse venti anni fa: qui c’erano uomini che avrebbero potuto dare un contributo superiore. Se anche la Bosnia ci fa paura, è il palese segnale che non siamo più quelli di una volta. E questa situazione, questo timore, ha pesato nella testa dei calciatori».
Due ct in dieci mesi per non qualificarsi al Mondiale: un record.
«Se non sono riusciti a raddrizzare la rotta due come Gattuso e Buffon, professionisti che conosco benissimo, va fatta una riflessione. È un problema strutturale, non riguarda soltanto la guida tecnica».
Come se ne può uscire?
«Prendendo ad esempio il modello della Germania, che dopo la crisi istituì centri di formazione che hanno prodotto giovani di valore e rilanciato la nazionale. È sui giovani che si deve lavorare e intensamente. Chiediamoci perché non si conceda una possibilità in prima squadra».
Lei la ebbe da Marchesi, nel Napoli di Maradona, a 18 anni.
«Abbiamo avuto la possibilità di giocare e, soprattutto, di sbagliare. C’erano meno stranieri allora, vero: sono aumentati anche per ragioni di convenienza fiscale. E poi c’è l’aspetto del lavoro settimanale e della partita».
In che senso?
«Lavorare tutti i giorni con veri campioni aiuta un giovane, così come affrontarli in gara. I nostri avversari erano Van Basten, Crespo, Rummenigge... È anche vero che i ragazzi si avvicinano in modo differente al calcio: questa è una responsabilità dei genitori e dei nonni, come adesso lo sono io. Eppure, i giovani di qualità ci sono, basta pensare ai risultati delle nazionali giovanili: seguo quelli della squadra allenata da Massimiliano Favo, mio compagno nel vivaio del Napoli, e sono eccellenti. Poi, a proposito del Napoli, farei una riflessione su Vergara».
Prego.
«Ha fatto cose importanti prima dell’infortunio. Non è più giovanissimo, si conosceva la sua qualità. Eppure, a 23 anni, ha giocato una sola partita in una nazionale giovanile. Una soltanto perché evidentemente trovava poco spazio. Serve coraggio, soprattutto a scegliere un italiano al posto di uno straniero».
Via Gravina, il 22 giugno sarà eletto il nuovo presidente. Chi vorrebbe?
«Un manager. E un uomo di calcio. Per questo ruolo mi permetto di fare un nome: Paolo Maldini, che è stato un campione e ha fatto bene il dirigente. Serve una figura tecnica di spessore. Ma non so se augurarlo a Paolo, considerando la situazione».
E l’erede di Gattuso?
«Circolano nomi di alto livello, da Conte che il ct lo ha già fatto ad Allegri e Ancelotti, che al Mondiale guiderà il Brasile. Non saprei dare un’indicazione, tutti hanno un background importante. Ma è poi il risultato che determina tutto»
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