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Gavillucci: “Serve il professionismo per essere indipendenti. Gli arbitri hanno…”

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Intervistato da Repubblica, l'ex arbitro Claudio Gavillucci parla della bufera che scuote il mondo arbitrale
Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 

Intervistato da Repubblica, l'ex arbitro Claudio Gavillucci parla della bufera che scuote il mondo arbitrale. "Io mi rivolsi alla giustizia amministrativa. L'ex guardalinee Domenico Rocca ha fatto un esposto in Procura, e così è nato il filone dell'inchiesta milanese che riguarda la presunta ingerenza del designatore Gianluca Rocchi in sala Var nella partita Udinese-Parma del marzo 2025. Sono sicuro che Gianluca dimostrerà la propria estraneità ai fatti. Ma fin quando non si introdurranno regole giuste sull'inquadramento professionale degli arbitri, vedremo ancora esposti, indagini e processi. Gli arbitri hanno famiglie da mantenere, ma nessun diritto. Se si toglie loro il lavoro, restano solo le carte bollate: se non possono ottenere il reintegro, provano a scuotere il palazzo".

Sono numerosi gli arbitri dismessi e scontenti, pronti a denunciare e promuovere azioni civili?

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«Solo negli ultimi anni, una decina. Alcuni sono stati reintegrati, come Daniele Minelli, poi nuovamente dismesso, e Niccolò Baroni: produsse audio che dimostravano come i suoi voti fossero stati cambiati in corsa. Anche io ritengo di avere subito votazioni ingiuste. La mia vicenda ha prodotto miglioramenti, ma non ne ho beneficiato».

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Cosa è cambiato, dopo il suo caso?

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«Si è introdotta una sorta di trasparenza interna. Gli arbitri possono conoscere le proprie valutazioni e, all'inizio della stagione, il numero di posti che saranno dismessi. Ma non è possibile che ogni miglioramento debba passare da una battaglia legale».

Come se ne esce?

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«Con il passaggio al professionismo, che darebbe all'arbitro la dignità di lavoratore sportivo, come calciatori e allenatori, con contratto e Tfr. L'arbitro che si infortuna non guadagna. La riforma dello sport assegna l'inquadramento degli arbitri alla Figc. Ma la federazione propone un baratto inaccettabile: io rendo gli arbitri di serie A e B professionisti, a patto che loro rispondano a un nuovo organo, partecipato dalla stessa Figc e dalle leghe. E l'indipendenza?».

Lei ha poi lavorato in Inghilterra, fra i dilettanti. Lì gli arbitri sono professionisti e dipendono da una società partecipata dai club…

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«Se è per questo, mangiano gli spaghetti con cucchiaio e coltello. Hanno un'altra cultura. Prima delle partite, ti chiamano i dirigenti dei club per offrirti pranzo e ospitalità. In Italia, se ti arriva un messaggino da un club, devi avvisare la procura federale. Da noi è tutto un sospetto, un conflitto».

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A partire da quello fra il designatore Rocchi e il presidente Zappi, entrambi sospesi. Perché si sono scontrati?

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«Zappi nel 2024 ha vinto le elezioni con il 73 per cento dei voti. La base lo ha scelto, nonostante non fosse un arbitro di serie A, per innovare sul piano tecnico. Avrebbe avuto il diritto di nominare un designatore per A e B, che probabilmente sarebbe stato Daniele Orsato, ma il posto era occupato da Rocchi. È come se il nuovo presidente di un club non potesse scegliere l'allenatore».

Tutto qui?

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«No. In questo scenario, si è innestato il baratto proposto dalla Figc, che ha esasperato gli animi e aggiunto incertezza. Siamo al caos. Serve qualcuno che riporti ragionevolezza in Figc, e faccia le poche cose giuste che servono».

Meglio un presidente eletto o un commissario?

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«Di fatto non abbiamo né il presidente Figc, né quello dell'Aia, né il designatore. Forse per qualche mese sarebbe meglio un commissario. Un traghettatore, che introduca la tutela contrattuale per gli arbitri, e che applichi il principio dell'autonomia tecnica ed economica dell'Aia, rinunciando a interferire con il mondo arbitrale, come accaduto in passato».

(Repubblica)