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Intervistato da Gian Luca Rossi, Mattia Grassani, noto avvocato ed esperto di diritto sportivo, ha fatto il punto sull'inchiesta legata al mondo degli arbitri e spiegato come può finire secondo le sue informazioni: "Come finirà l'inchiesta? Tanto rumore per nulla, tanto tuonò che non piovve. Diciamo che sicuramente la montagna ha faticosamente partorito un topolino, niente di più.
Oggi emerge un quadro non cristallino di rapporti interni al sistema arbitrali in cui situazioni già viste in tempi passati magari potevano portare certi organi a sconfinare nelle competenze di altri, vedi il designatore bussare al vetro di Lissone. Ma da qui a dire che ci possono essere stati illeciti sportivi con alterazioni di risultati e coinvolgimenti di dirigenti di società, direi che il passo è impossibile da fare.
Quanto ha pesato Calciopoli visto che si è ipotizzato un concorso di frode? In questo caso gli arbitri avrebbero tramato designazioni combinate o pressioni per non far dirigere certi arbitri in certe partite senza nessun coinvolgimento da parte dei dirigenti delle società. Se pensiamo che il telefono di Gianluca Rocchi è stato intercettato per oltre un anno, ove mai ci fosse stata una telefonata con un dirigente o un presidente societario, questa non sarebbe stata utilizzata dalla Procura nella contestazione agli indagati? Eppure di tutto questo non vi è traccia".
"Questo concorso solo ipotizzato dalla Procura per ora è risultato assolutamente indimostrato e l'esito dell'indagine - prosegue Grassani -, se avrà un seguito, potrà riguardare esclusivamente il settore arbitrale: ma anche da questo punto di vista nutro forti dubbi a livello penale. Non è vietato parlare coi designatori? Negli anni '80-90 si chiamava ricusazione, attività ufficiali in cui le società esprimevano formalmente il proprio non gradimenti per certe designazioni: oggi verbalmente una società può rappresentare al designatore l'insoddisfazione su certe designazioni di gara, senza che questo costituisca un illecito penale e sportivo.
Ma anche attraverso un incontro in tribuna in uno stadio o in un incontro istituzionale se un dirigente di società manifesta questa preoccupazione, magari nella fase decisiva del campionato e nelle partite clou, che l'organo tecnico individui arbitri in grado di reggere la pressione di essere all'altezza, ritengo che questo comportamento sia trasparente ed esente da censura.
Nessun dirigente e tesserato è stato mai iscritto al registro degli indagati, per cui quest'indagine ha sempre visto o ascoltato persone appartenenti solo al mondo arbitrale. Può essere che nella testa di Ascione, quel concorso ancora non dichiarato a livello di nomi, potrebbe essere proprio nel mondo arbitrale: e si potrebbe dire a maggior ragione che nell'inchiesta non ci sono assolutamente similitudini con Calciopoli".
"Come finirà? E' vero che la Procura ha chiesto una proroga, quindi questo fascicolo iniziato a fine 2024 non potrà andare oltre la fine del 2026: a livello sportivo i tempi saranno più brucianti. Io non credo possano esserci estremi penalmente rilevanti a carico di chicchessia: ci vuole la dimostrazione ai fini di una richiesta di invio a giudizio, non della formulazione della richiesta di archiviazione dopo la chiusura delle indagini, ci vuole la prova che qualcuno abbia posto in essere atti finalizzati ad alterare il regolare svolgimento delle gare.
Se ci ricordiamo com'è nata l'indagine, da un esposto di un avvocato padre e tifoso che durante una gara vide un'azione non adeguatamente valutata e presentò un esposto alla Procura, poi ulteriori segnalazioni di arbitri dismessi, questo dà la misura di quello che può essere stato l'habitat nel quale l'indagine è nata e chi poi l'ha coltivata. E finora, al di là di poche figure fuori dal mondo arbitrale, la maggior parte degli auditi appartengono a quel settore. Credo di poter dire con ragionevole certezza che a livello calcistico e societario di dirigenti non ci siano rischi, nemmeno per l'Inter: a livello penale se qualcosa, ancora non accertato altrimenti il PM non avrebbe chiesto sei mesi di proroga, dovesse emergere, questa riguardarebbe solo i protagonisti del mondo arbitrale che oggi è completamente dequalificato da comportamenti e sanzioni che potrebbero portare anche al commissariamento dell'AIA.
L'esposto del tifoso? La considerazione amara che si può fare è che per quasi due anni, se quest'interrogatorio arriverà a compimento, l'attività giudiziaria ha indagato impiegando risorse, strumenti e soldi dei cittadini per appurare l'esistenza o meno di un concorso in frode sportiva, un reato gravissimo punito fino a nove anni di reclusione, per avere in mano oggi semplicemente rapporti probabilmente in buona fede posti in essere dagli arbitri ma nessun tipo di volontà per tentare l'alterazione delle gare. Direi che Calciopoli rimane una pagina sepolta, se non ancora viva nelle chiacchiere da bar: ma che non ha nulla a che fare con questa vicenda", ha concluso Grassani.
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