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Raffaele Di Gennaro, terzo portiere dell'Inter che ha appena vinto il 21esimo scudetto, ha parlato in occasione del Matchday realizzato dall'Inter per la gara contro il Verona.
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-Come è nata la tua passione per il calcio?
Mio papà e mio fratello hanno sempre giocato a calcio: io ero il più piccolo ma volevo stare con loro, che erano attaccanti. Ogni volta che mi tiravano la palla io la prendevo con le mani: per questo sono diventato portiere fin da quando avevo 4 anni. Giocavo all'oratorio di Saronno, il mio paese, poi sono entrato nel settore giovanile dell'Inter a 9 anni. Da piccolo un allenatore aveva iniziato a chiamarmi "molla" per come saltavo, un soprannome che per un po' è rimasto tra i miei compagni.
-Qual è stato l'insegnamento più importante che hai ricevuto?
Nel settore giovanile ogni anno impari qualcosa: ogni allenatore e ogni compagno ti aiuta a crescere, fino a quando non riesce ad avere un importante bagaglio di esperienze personali. Sicuramente però la cosa più importante che ho imparato è il valore del sacrificio e la voglia di non mollare mai e dare sempre tutto me stesso. Ho attraversato dei momenti difficili in carriera, ma ogni anno sono ripartito con caparbietà.
-A chi ti ispiravi da bambino?
Julio Cesar era il mio idolo, indosso il numero 12 in suo onore. Da giovane della Primavera ho anche avuto l'onore di allenarmi con lui, è stato incredibile. Ho apprezzato tanto anche Samir Handanovic: quando con il Cittadella ho giocato con l'Inter in Coppa Italia nel 2013 ho voluto subito scambiare la mia maglia con lui.
-Che cos'è l'Inter per te?
Per me l'Inter è una famiglia, qui mi sento a casa: da bimbo tifavo per l'Inter, poi sono entrato nelle giovanili nerazzurre e qui sono cresciuto. Non si può spiegare quanto sia importante l'Inter per la mia vita.
(Fonte: Matchday Programme inter.it)
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