Si ricorda anche il suo primo tricolore, da bambino?
«Fu il primo di Herrera nella stagione 1962-63. Per la precisione, ho cominciato a tifare Inter l’anno prima che arrivasse il Mago, quando Angelillo era il capocannoniere. Poi dal 1960, con Helenio, cambiò la storia: ero appena arrivato a Milano dalla Sicilia e ricordo anche un dettaglio particolare alla fine del girone d’andata 1960-61. L’Inter era in testa con due punti sul... Catania!».
Aveva il cuore diviso già allora?
«Sì, tifavo Inter e Catania. Tra l’altro, l’ultima partita del girone d’andata era proprio Inter-Catania: se i rossazzurri avessero vinto, sarebbero stati campioni d’inverno, invece persero 5-0 con quattro autoreti...».
Anche stavolta entrambe le squadre giocano nella stessa giornata, in categorie diverse.
«Infatti, per me sarà un felice tour de force. Prima a San Siro per Inter-Verona e la consegna dello scudetto tra le mani di Lautaro, poi via a Lecco per vedere almeno un tempo dei playoff di C del Catania. Ho un ottimo rapporto con il presidente Pelligra: io e lui parliamo o in inglese o in siciliano antico. Poi si torna a Milano per stare al Duomo, in terrazza: un brindisi a questo 21esimo scudetto se lo merita tutto».
E a chi si brinderà, di preciso?
«Alla squadra, al tecnico e alla società: questo è il tricolore della rivincita. Anche l’anno scorso eravamo i più forti, ma avevamo più partite sulle gambe e le altre, soprattutto il Napoli, alla fine erano più in palla. Il pericolo vero era che, dopo la delusione dello “zero tituli”, ci inabissassimo e lottassimo al massimo per il quarto posto. Invece Chivu è stato bravissimo, ma gli do “solo” 9: il 10 arriverà l’anno prossimo, quando faremo meglio in Champions».
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