fcinter1908 news interviste Lotito: “Ecco quali sono i problemi del calcio e la mia ricetta. Pochi italiani? Comprando…”

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Lotito: “Ecco quali sono i problemi del calcio e la mia ricetta. Pochi italiani? Comprando…”

Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 
Intervistato da Repubblica, Claudio Lotito ha spiegato i motivi che hanno spinto il suo club a non sostenere Malagò

18 club hanno sottoscritto la candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc, solo Lazio e Verona non hanno votato a favore dell'ex responsabile di Milano-Cortina. Intervistato da Repubblica, Claudio Lotito ha spiegato i motivi che hanno spinto il suo club a non sostenere Malagò.

Perché ritiene necessaria la nomina di un commissario per la Figc?

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«Per rivoluzionare il sistema. Secondo lei se cambiamo le figurine riusciamo a risolvere i problemi del nostro calcio?».

Da dove bisognerebbe partire?

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«Dalla norma istitutiva, la legge del 23 marzo 1981 numero 91 sul professionismo sportivo. È stata fatta in un mondo diverso, quando ad esempio le società calcistiche ancora non erano quotate in borsa. All'epoca il calcio era dilettantistico, c'erano i presidenti-patron, oggi ci sono i fondi stranieri. Non va più bene. Se una cosa non funziona, va ristrutturata».

Ha pensato a un nome come possibile commissario?

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«Non è questo il punto. La politica nominando un commissario si potrebbe assumere l'onere di fare delle riforme indispensabili e inderogabili, poi si vedrà chi sarà deputato ad attuarle. Certamente il commissario avrebbe i poteri per farle, sulla base delle indicazioni del governo. Solo una figura del genere può riformare il calcio».

Per questo non sostiene Malagò?

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«Io non sono contro di lui. Non è una questione ad personam. Il mio ragionamento è più largo, guarda alla struttura. Vogliamo rendere il calcio italiano di nuovo competitivo? Eravamo una delle prime tre potenze al mondo, adesso non siamo entrati neanche in un Mondiale aperto a 48 nazionali. Dobbiamo capire come risolvere i problemi, altrimenti ci parliamo addosso. Iniziamo dalle riforme, non dai nomi».

Lei non ha un candidato?

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«Indipendentemente da chi potrebbe avere la meglio, se non ha gli strumenti per cambiare che cosa potrà mai fare?».

Si dice: fatichiamo nello sviluppo dei settori giovanili e nel rinnovare gli stadi, è colpa della politica. Che ne pensa?

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«Facile dirlo. Intanto con la nomina di Massimo Sessa come commissario per gli stadi su quel fronte ci saranno le condizioni per migliorare».

E sui giovani?

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«C'è una clausola secondo cui io investo su un ragazzo, lo faccio studiare e lo aiuto a crescere. Poi lui dopo due anni può liberarsi. Così che senso ha mettere dei soldi su un giovane? Una volta era diverso. Questi sono i problemi del calcio».

Ci sono pochi italiani in serie A?

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«Comprando in Italia c'è un gravame del 22 per cento. All'estero acquisti senza Iva. Quindi, viste le condizioni generali dei nostri club, si vanno a pescare i giocatori dove costano di meno. Ecco un'altra cosa che va cambiata».

Quindi quale è la sua ricetta?

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«Inserire persone competenti, con rigore amministrativo e giuridico, che abbiano esperienza sportiva. E mettere tutti nelle condizioni di avere un efficientamento economico-finanziario»

(Repubblica)