18 club hanno sottoscritto la candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc, solo Lazio e Verona non hanno votato a favore dell'ex responsabile di Milano-Cortina. Intervistato da Repubblica, Claudio Lotito ha spiegato i motivi che hanno spinto il suo club a non sostenere Malagò.
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Lotito: “Ecco quali sono i problemi del calcio e la mia ricetta. Pochi italiani? Comprando…”
Perché ritiene necessaria la nomina di un commissario per la Figc?
—«Per rivoluzionare il sistema. Secondo lei se cambiamo le figurine riusciamo a risolvere i problemi del nostro calcio?».
Da dove bisognerebbe partire?
—«Dalla norma istitutiva, la legge del 23 marzo 1981 numero 91 sul professionismo sportivo. È stata fatta in un mondo diverso, quando ad esempio le società calcistiche ancora non erano quotate in borsa. All'epoca il calcio era dilettantistico, c'erano i presidenti-patron, oggi ci sono i fondi stranieri. Non va più bene. Se una cosa non funziona, va ristrutturata».
Ha pensato a un nome come possibile commissario?
—«Non è questo il punto. La politica nominando un commissario si potrebbe assumere l'onere di fare delle riforme indispensabili e inderogabili, poi si vedrà chi sarà deputato ad attuarle. Certamente il commissario avrebbe i poteri per farle, sulla base delle indicazioni del governo. Solo una figura del genere può riformare il calcio».
Per questo non sostiene Malagò?
—«Io non sono contro di lui. Non è una questione ad personam. Il mio ragionamento è più largo, guarda alla struttura. Vogliamo rendere il calcio italiano di nuovo competitivo? Eravamo una delle prime tre potenze al mondo, adesso non siamo entrati neanche in un Mondiale aperto a 48 nazionali. Dobbiamo capire come risolvere i problemi, altrimenti ci parliamo addosso. Iniziamo dalle riforme, non dai nomi».
Lei non ha un candidato?
—«Indipendentemente da chi potrebbe avere la meglio, se non ha gli strumenti per cambiare che cosa potrà mai fare?».
Si dice: fatichiamo nello sviluppo dei settori giovanili e nel rinnovare gli stadi, è colpa della politica. Che ne pensa?
—«Facile dirlo. Intanto con la nomina di Massimo Sessa come commissario per gli stadi su quel fronte ci saranno le condizioni per migliorare».
E sui giovani?
—«C'è una clausola secondo cui io investo su un ragazzo, lo faccio studiare e lo aiuto a crescere. Poi lui dopo due anni può liberarsi. Così che senso ha mettere dei soldi su un giovane? Una volta era diverso. Questi sono i problemi del calcio».
Ci sono pochi italiani in serie A?
—«Comprando in Italia c'è un gravame del 22 per cento. All'estero acquisti senza Iva. Quindi, viste le condizioni generali dei nostri club, si vanno a pescare i giocatori dove costano di meno. Ecco un'altra cosa che va cambiata».
Quindi quale è la sua ricetta?
—«Inserire persone competenti, con rigore amministrativo e giuridico, che abbiano esperienza sportiva. E mettere tutti nelle condizioni di avere un efficientamento economico-finanziario»
(Repubblica)
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