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Luis Alberto: “Inzaghi, un lutto quando andò via. Amo Zielinski, chi ha giocato con lui…”
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista della Lazio, Luis Alberto, ha parlato della finale e del suo rapporto con Simone Inzaghi:
Il feeling con Inzaghi come nacque?
«Ad Auronzo, in ritiro, estate 2017. È stato un padre, mi convinse a fare il regista: giocai tutto il precampionato in quella posizione, poi mi schierò dietro Ciro in finale di Supercoppa. Lì è iniziata la mia storia. Simone mi diceva sempre di giocare libero e sereno, sapeva come prendermi».
Ci spiega come si è sentito quando è andato via dalla Lazio?
«Un lutto sportivo enorme, difficile da sopportare. Ci ho messo un po’ a elaborarlo».
Con Sarri è stato amore e odio, invece.
«All’inizio non ci potevamo vedere. Un paio di volte sono volati stracci, male parole, insulti vari. Ma il nostro rapporto è iniziato lì: io ho capito lui e lui ha capito me. Amo chi mi dice le cose in faccia. Il nostro legame andava oltre».
È ancora il punto di forza della Lazio?
«Senza di lui non so dove sarebbe la squadra. È il valore aggiunto e meriterebbe un trofeo».
Che idea s’è fatto della contestazione?
«Giocare in uno stadio vuoto non è facile, il gioco ne risente. Meno male che in finale i tifosi ci saranno. Guardi noi, nel 2019-20: senza il Covid avremmo vinto lo scudetto, è sicuro. Giocavamo senza pressioni e con la gente alle spalle. Ricordo Caicedo e il pareggio storico con l’Atalanta, da 3-0 a 3-3. Siamo rimasti imbattuti non so per quanto. Con l’Olimpico vuoto si perse la magia».
Che partita sarà la finale?
«L’Inter punterà a dominare il gioco e a segnare parecchio. Amo Zielinski poi, è incredibile. Chiunque abbia giocato con lui ti dice che è un fenomeno, come Calhanoglu. Della Lazio mi piace Taylor, gioca a due o tre tocchi e sa fare anche gol. Ma se devo dire uno che può tirar fuori il colpo… dico il mio amico Pedro».
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