Le parole di Maicon ai microfoni di Prime Video: l'ex interista si è raccontato, parlando del Triplete ma anche dell'addio ai nerazzurri

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VIDEO FCIN1908 / Inter, l'arrivo di Maicon alla cena di Natale

BARCELLONA E TRIPLETE

Gol al Barcellona in semifinale e poi Triplete

"I giocatori ci devono sempre credere, lavori tutti i giorni per giocarti la semifinale o la finale di Champions, giocare contro squadre top in Europa. Mourinho è un allenatore particolare: un giorno magari non ti dà neanche il buongiorno ma ti fa allenare da Dio. Col Barcellona abbiamo giocato 4 volte quell'anno, all'andata nel girone pareggiamo, poi il ritorno programmiamo di perdere. Quella sconfitta era programmata da noi, per arrivare secondi. Mourinho l'aveva studiato. Veramente. Volevamo passare secondi, per affrontare il Barcellona in semifinale. Mourinho voleva giocare contro il Barcellona in semifinale. Però non avremmo immaginato di arrivare in semifinale, prima avevamo il Chelsea. Però passare il girone da secondi era proprio calcolato. Mourinho ci disse che dovevamo vincere a Kiev, c'erano -20°, c'era Shevchenko che dopo 5 minuti aveva segnato. Poi la ribaltiamo alla fine, una roba impressionante. In semifinale ci credevano sia i tifosi sia noi, il Barcellona era la squadra più forte del mondo, dopo il gol di Pedro mi dico 'grazie a Dio, siamo arrivati qua, poi siamo stati fortunati a pareggiare con Sneijder, è cambiata la partita. Se vai all'intervallo 0-1 è difficile, se vedi bene la partita si vedeva che loro avevano paura di noi, c'era rispetto tra le due squadre"
<3 Maicon

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Il ritorno

"Ti racconto questa su Thiago Motta: lui mi dice: 'Maicon, guarda che io li conosco'. Perché era della Cantera. Io ho detto: 'Sì, ma guarda che anche loro ti conoscono'. Dopo 25' Thiago Motta espulso. Lì ci siamo difesi, non c'era niente da fare, poi il campo era enorme, cos'era? Era bello, recuperavi palla e la buttavi in avanti, non c'era niente da fare. Sembravano in 8 e loro in 12. Il tempo non passava mai. Quando l'arbitro fischia, vedo Mourinho correre. Perché l'ha fatto? Impazzito. Non so cos'era successo. Una festa impressionante in spogliatoio, gente che piangeva"

Finale col Bayern: eravate più forti

"I giocatori la pensano così però sappiamo che non è così. Avevamo più fiducia di loro però siamo stati fortunati perché non ha giocato Ribery per il rosso contro il Lione, quello ci ha dato più forza. Sono stato contento del rosso a Ribery perché avrei dovuto marcarlo io (ride, ndr). Lui e Robben erano pazzeschi. C'erano Chivu e Samuel a marcare Robben. Alla fine della partita sono rimasto da solo in spogliatoio. Per tornare a Milano c'erano 80 voli e il nostro era l'ultimo che partiva alle 6 del mattino, prima dovevano tornare i tifosi, per quello sono rimasto in spogliatoio da solo con le birre e con la Coppa, non ci sono parole per quelle emozioni. Ho guardato gli occhi di Pupi, piangeva come un bambino. Voleva troppo quel trofeo non per lui ma per Moratti, quella è l'immagine perfetta, da riguardare e piangere"

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