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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex campione dell'Inter Sandro Mazzola ha parlato del campionato e anche del momento di Bastoni:
Mazzola, ma la sua Inter ce l’ha già fatta?
«Aspettate che mi tocco... (ride, ndr )»
Nove punti e sei partite ancora, il vantaggio sul Napoli è enorme.
«Io sto sempre in guardia, ma non perché non mi fidi dei miei - per me i giocatori dell’Inter sono sempre i migliori del mondo -, ma perché ho i capelli bianchi e ne ho viste tante. Gli scudetti si vincono solo quando qualcuno te li cuce sul petto, ma penso davvero che questo momento arriverà. La squadra è stata troppo superiore rispetto alle altre».
Il merito principale di chi è?
«Dell’allenatore, un ragazzo per bene in cui io ho sempre creduto dall’inizio. Non tutti pensavano che Chivu avrebbe avuto questo effetto sulla squadra e, invece, si è fatto seguire subito. Davanti c’è lui, dietro il gruppo: è in questo che si vede un vero leader».
Che cosa l’ha colpita di Chivu?
«Tira dritto con il suo stile. Non lo sentirete urlare o esagerare, ma segue la sua strada. Sa che bisogna giocare bene, ma soprattutto vincere. L’anno scorso non ci siamo riusciti, è finito tutto sul più bello, in questo sarà diverso. E non sottovalutate la Coppa Italia: che bella rinascita una doppietta».
Rimanendo sullo scudetto, Chivu farebbe centro al primo colpo, un’impresa rara in casa Inter: è successo cinque volte soltanto e nel 1970-71 con Invernizzi c’era anche lei in campo.
«”Robiolina” Invernizzi! Anche lui veniva dalle giovanili. Arrivare dopo uno come Helenio Herrera non era facile per nessuno: il Mago aveva un’impronta pesantissima. Siamo stati noi vecchi dello spogliatoio - da me a Facchetti e Corso – a convincere il presidente Fraizzoli che quella era la scelta giusta. Alla fine è andata bene e l’anno dopo abbiamo pure rischiato di vincere la Coppa Campioni».
A proposito di Champions, quest’anno niente finale, anzi... La considera una ferita sulla stagione?
«Si poteva andare avanti ancora un altro po’, diciamo che non avrebbe fatto male... Ma non puoi pensare che vada tutto bene in delle stagione così dure: rispetto ai miei tempi, ora si gioca tantissimo, sicuramente troppo, e una giornata storta può capitare a tutti. Poi si era pure fatto male Lautaro: inutile nasconderlo, senza di lui è tutta un’altra Inter. La scommessa è dimostrare di poter continuare a vincere anche adesso che il capitano si è fermato».
Sa che l’argentino, dopo aver superato lei tra i migliori bomber della storia interista, ha messo la freccia anche su Boninsegna: adesso ha davanti solo Altobelli e Meazza?
«Uno era un centravanti straordinario: come Spillo ne nascono pochi. L’altro, per uno come me, significa semplicemente tutto. Era una persona eccezionale e un calciatore incredibile: prima che diventasse il nostro allenatore nelle giovanili, sembrava quasi una divinità di questo gioco. Lo guardavamo a bocca aperta mente calciava a una potenza incredibile e non si capiva mai se fosse destro e mancino. Poi sapeva caricare i più giovani, spiegava cosa sia l’Inter: lo considero il mio maestro per tutta la vita».
Spillo è a 209 reti nerazzurre, il maestro Meazza a 284: pensa che andrà in porto l’inseguimento di Lautaro, che è ancora a 173?
«Partiamo da un fatto, sono già tanti gol... Anzi, sono una infinità di gol e, quindi, Lautaro ha già adesso il posto nella storia dell’Inter. Per il resto, possiamo augurarci che rimanga a vita in casa nostra: gli argentini a volte vogliono tornare a casa, ma lui non si faccia venire strane idee. Col tempo passerà Altobelli per numero di gol e già solo mettersi nella scia di Meazza sarebbe un successo incredibile».
C’è qualcun altro nella rosa che la fa ancora emozionare?
«Gli italiani, anche se abbiamo fallito la qualificazione mondiale ed è un dolore enorme. Non tanto per me, che ne ho giocati e visti tanti, ma per i miei nipotini che non possono sognare come i ragazzi di una volta. Questa volta siamo stati un po’ sfortunati, soprattutto il nostro difensore interista...».
Come vede il momento no di Bastoni?
«Perché ce l’hanno tutti con lui? Cosa ha fatto di così grave? Si può sbagliare, lo fanno tutti i giocatori di tutte le squadre, ma solo con gli interisti c’è questo accanimento. L’unica cosa che posso dirgli è: testa alta e riprenda a pedalare subito».
Anche lui, però, potrebbe pedalare altrove, magari a Barcellona.
«Ma dove deve andare? Milano è più bella anche di Barcellona: se ci fosse ancora Luisito (Suarez, ndr ), glielo avrebbe confermato pure lui...».
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