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Sono diversi gli argomenti affrontati da Scott McTominay intervistato da Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport. Uno dei temi è sulle simulazioni che sono tornate di stretta attualità: "Io penso che il calcio stia diventando soft, morbido. Alcune decisioni sono molto, troppo tenere. Non ero abituato a questo tipo di sensazioni quando ero un ragazzino: ci insegnavano a contrastare onestamente e con forza. Ora il minimo tocco può portare a un cartellino giallo... Non tocca a me trarre le conclusioni, ma trovo che ci sia troppa attenzione, una sensibilità eccessiva".
L’eccesso di tattica però deprime lo spettacolo. Noi ne sappiamo qualcosa.
«Non sono d’accordo. Il calcio è calcio alla fine della giornata. I tifosi mostrano una passione tremenda per ogni partita, si divertono a guardarla. Si tratta di regalare loro momenti speciali e cercare di dare il massimo alla squadra per aiutarla a vincere».
«Difenderò sempre la squadra. In momenti di difficoltà e con tanti infortuni è difficile per l’allenatore e lo staff trovare il giusto equilibrio e il modo migliore di giocare. Abbiamo avuto sfortuna, non è una scusa, è solo una spiegazione seria e va accettata».
«Ci alleniamo molto, lavoriamo duramente, questo spiega il successo dell’anno scorso, la vittoria del campionato e della Supercoppa. Il lavoro che fai a porte chiuse emerge nelle partite. Cambiano i volumi di lavoro, l’intensità, ma i giocatori rispettano le indicazioni e devono dare il massimo ogni giorno. Antonio è un grande allenatore, molto forte, appassionato, conosce benissimo il calcio. È diverso da chiunque altro io abbia avuto in passato... Il senso d’inceretezza che infonde: con lui devi dare il massimo o hai un problema».
«Dobbiamo continuare a lavorare normalmente, senza parlare troppo del campionato. Prendiamo una partita alla volta e vedremo come finirà».
(Corriere dello Sport)
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