Intervistato da Repubblica, l'esterno del Cagliari Marco Palestra ha parlato della grande stagione e anche del suo futuro: «Mi piace pensare in grande, sono ambizioso».

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Palestra: “Sono molto ambizioso, mi piace pensare in grande. Cagliari? Sono stato benissimo”
Palestra, di lei hanno parlato bene in tanti: Spalletti, Sacchi, Fabregas, Gattuso. Come si fa a non montarsi la testa?
«I complimenti mi fanno molto piacere e ringrazio ogni volta, ma da quando ho cominciato a giocare a calcio ho imparato che la gloria è passeggera. Puoi passare in una settimana dall'essere considerato un top player a essere bollato come scarso, e viceversa».
In brevissimo tempo dall'esordio in serie C alla Supercoppa Europea contro il Real Madrid. Come ha vissuto questa scalata?
«Serenamente. Dopo Modesto, con l'Under 23, è arrivata la prima squadra con Gasperini, che mi ha subito buttato nella mischia del calcio che conta. Ma c'è poco tempo per pensare: molto tempo per godersi le emozioni non c'è».
Nella vita ha un riferimento?
«I miei genitori. Mi hanno sempre assecondato e aiutato. Mio padre è ora socio di una start-up, mia madre fa l'impiegata, per anni si sono organizzati per fare avanti e indietro da Milano a Bergamo, dove mi allenavo. Un grande aiuto è arrivato anche da mio fratello. Ha 22 anni e fino a poco fa lavorava nella musica, alla Warner. È mio tifoso e mi supporta».
In cosa deve migliorare?
«Di sicuro chiamo troppo la palla ai compagni. A Bergamo mi dicevano che facevo la telecronaca».
A essere valutato diversamente la aiuterà la chiamata della Nazionale maggiore.
«È un obiettivo e un sogno. Ma so che solo grazie a grandi prestazioni qui a Cagliari posso ambire a grandi traguardi».
E lì ha trovato una squadra giovane come lei.
«È bellissimo, siamo tanti giovani, ma c'è anche qualcuno un po' più grande che ci insegna come vivere le partite, aiuta avere compagni esperti, che hanno vissuto molto più calcio di noi».
È molto giovane anche il vostro tecnico, Fabio Pisacane.
«Mi ha dato tantissimi consigli. Sento di essere molto migliorato con lui, in difesa ma anche nei movimenti quando si attacca».
Sa che è l'esterno con più dribbling riusciti in Europa?
«Quando vedo un avversario davanti, immagino immediatamente come posso superarlo. Se poi è più bravo lui e mi prende la palla, va bene, ma mi piace il duello».
Come si immagina fra dieci anni?
«Con una famiglia, dei figli, e spero di essermi tolto soddisfazioni nel calcio. Non mi pongo limiti, sono molto ambizioso e mi piace pensare in grande. Intanto dobbiamo salvarci col Cagliari».
A giugno scadrà il prestito. Non sarà facile lasciare Cagliari…
«Sono stato accolto benissimo, non posso che ringraziare. Qui si vive alla grande: il mare, il cibo, il dialetto. Mi piace ascoltarlo e so qualche parola, ma non chiedetemi di parlarlo».
Di Milano le manca qualcosa?
«La famiglia, gli amici, i miei nonni».
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