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Serena: “Pio Esposito è un carrarmato! Futuro capitano dell’Inter? Dico che…”

Serena: “Pio Esposito è un carrarmato! Futuro capitano dell’Inter? Dico che…” - immagine 1
Aldo Serena, ex centravanti dell'Inter, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di Tuttosport. Queste le parole su Francesco Pio Esposito
Marco Astori
Marco Astori Redattore 

Aldo Serena, ex centravanti dell'Inter, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di Tuttosport. Queste le parole su Francesco Pio Esposito: «Ormai non è più una sorpresa. È un carrarmato, ha un fisico imponente, lo sa sfruttare al meglio perché sa difendere la palla come pochi. È un giocatore giovane, ma scaltro e altruista. È un attaccante completo, moderno, ha una buona tecnica, in area di rigore si muove molto bene, è molto bravo nelle deviazioni, gli manca una mobilità elastica, ma è difficile trovare attaccanti di un metro e novanta con quella forza e quello spessore fisico. Mi sembra anche un ragazzo molto ponderato, attento, che ha voglia di migliorare, il futuro è suo».

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Chi le ricorda Pio? 

«È un mix di tanti. Come Vieri sa difendere palla in area di rigore, però è forse più altruista e ha meno progressione. Di Toni ha la capacità di distribuire il pallone con acume, però secondo me lui è più mobile».

Con chi si completa? 

«Col Thuram nella sua migliore espressione, non il francese degli ultimi tempi. Forse la coppia Pio-Lautaro può essere leggermente una forzatura rispetto alle altre, ma sinceramente per me Esposito può andare bene con tutti all’Inter, per le sue caratteristiche, ma anche per quelle degli altri».

Bonny-Thuram è forse la coppia assortita meno bene dell'Inter?  

«Penso di sì, perché il riferimento centrale c'è raramente, sono due giocatori che amano attaccare lo spazio, allargare sugli esterni il proprio raggio di azione, vogliono toccare il pallone più volte e quindi in area di rigore magari si fanno trovare non sempre con i tempi giusti».

Che margini di crescita vede in Esposito?  

«Si è messo a disposizione e si mette sempre a disposizione dei compagni, ha un altruismo che è proprio del suo carattere. Può migliorare nella ricezione immediata, nell’uno-due, lavorando sulla tecnica si migliora e quindi aumenti la precisione nel passaggio di ritorno. In area di rigore qualche volta deve imparare a tagliare sul primo palo, lui è molto bravo a staccarsi sul secondo. Deve cercare di accorciare i tempi di esecuzione, gli serviranno lavori specifici in allenamento».

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Quanto è importante per Chivu averlo a disposizione e per Pio avere Chivu come allenatore? 

«Sicuramente in questa stagione il parco attaccanti dell’Inter è diverso per qualità a quello gestito lo scorso anno da Inzaghi. Chivu conosce Pio sin da quando era piccolo, l'ha visto crescere e questo rafforza anche l'autostima del giocatore. Quando tu hai un allenatore e sai che ti conosce, che ti mette nelle migliori condizioni e sostiene perché sa benissimo quali sono le tue caratteristiche e quello che puoi dare, non è poco, è tanto: essere in una condizione come questa per Esposito è l'ideale. Sai che anche se sbagli qualcosa, il tuo allenatore ti conosce così bene che può anche capire».

Con Chivu ride pure Gattuso... 

«Noi abbiamo bisogno di attaccanti per Nazionale che abbiano spessore internazionale. Pio comunque non è l'attaccante che può inventarsi il gol da solo partendo da centrocampo, ma quello che può far salire la squadra, aiuta, perde pochi palloni. A vent'anni la storia è tutta da scrivere per lui, ha tutte le caratteristiche per poter diventare un punto di riferimento, anche perché in un calcio come questo dove alla prima punta viene richiesto non solamente di fare gol, di essere presente in area di rigore, ma anche di lavorare per la squadra, la sua generosità e il suo sistema caratteriale lo fa piacere a tutti gli allenatori».

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Quanto è difficile per un ventenne essere al centro dell’attenzione? 

«Io leggo i giornali, mi informo, parlo anche con i miei ex compagni e quindi dico che lui è anche fortunato in questo perché è nato in una famiglia di calciatori, è il terzo, gli altri due sono più vecchi, e quindi Pio può imparare dalla loro esperienza. I suoi genitori masticano l'argomento da tanti anni. Arrivare ad avere nove colonne sui giornali, una notorietà enorme, una disponibilità economica che ti può mettere in una condizione oggettivamente di disequilibrio per quell'età può essere una situazione particolare. Ma penso sappia come gestirla».

A livello di carriera, potrebbe ripercorrere le orme di Lautaro diventando un giorno simbolo e capitano dell’Inter?

«Sono proiezioni a lungo periodo e nel calcio ci sono oltre degli inconvenienti, delle situazioni che ti cambiano da un giorno all’altro le cose. Certo è che l’esperienza di Lautaro è stata questa, è arrivato abbastanza giovane, poi è cresciuto e si è fatto trovare pronto, non si è fatto pregare, ha preso le redini della leadership, si è preso la fascia di capitano, è diventato il punto di riferimento dell’Inter. Penso che in cuor suo Pio ce l’abbia, ma adesso ci andrei comunque cauto».