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Trezeguet: “Orgoglioso anche di essere sceso in B. Lippi mi voleva mandare all’Inter…”

Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l'ex attaccante della Juve ha svelato un retroscena di mercato

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, David Trezeguet ha analizzato i numeri dell'attacco della Juve. "Io mi sarei aspettato di più anche da Vlahovic. Quest’anno si è infortunato, ma é alla quinta stagione a Torino e ancora adesso non si sa con certezza se sia veramente un nove da Juve. Io ero super ottimista su Dusan quando é arrivato dalla Fiorentina. Un po’ perché è serbo e avevo il ricordo di Kovacevic, un autentico animale in campo. E un po’ perché Vlahovic é veloce, fisico, con buona tecnica e a Firenze segnava molto. Ma la maglia della Juve è diversa. Se ancora adesso si parla di Vlahovic come di una promessa, qualcosa non va".

"Sento parlare tanto di algoritmi, ma io alla Juventus ho imparato una lezione più semplice: conta solo vincere. E se sei un attaccante, conta solo fare gol e vincere. E dire che Lippi, dopo un anno che ero alla Juventus, mi voleva mandare all’Inter in cambio di Vieri. Poi si è ricreduto e mi ha apprezzato. Alla fine sono rimasto per dieci anni. Non é da tutti". 

L’estate 2001 è quella in cui è stato più vicino a lasciare la Juventus?

"No, il momento più critico é stato il 2004. Non trovavo l’accordo per rinnovare. Moggi giustamente faceva gli interessi del club. Ma io non mi ero scordato il discorso che mi aveva fatto quando firmai nel 2000, pochi giorni prima del gol all’Italia nella finale dell’Europeo: “Il centravanti della Juve deve segnare per guadagnare”. Giustissimo. Così quando ho raggiunto i 100 gol ho chiesto un aumento. Moggi é stato tentato di vendermi al Barcellona. È stato decisivo Capello. Fabio mi chiamò chiedendomi di restare, però lui in quel momento era ancora alla Roma... Infatti non mi ero fidato tanto, alla fine è andata bene. Avevamo uno squadrone e pensavo sarebbe stato più semplice vincere la Champions League con la Juventus. Invece nel 2006 trionfò il Barça".

Pentito?

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"Per niente. Sono orgoglioso anche di essere sceso in B con la Juve dopo Calciopoli. Calcisticamente ho perso un anno, ma ho guadagnato l’amore dei tifosi e della società: vale di più. In B era tutto strano: ogni partita era festa nazionale per gli avversari".

(Gazzetta dello Sport)