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fcinter1908 news interviste Zanetti: “Lautaro fondamentale per l’Argentina, ci sentiamo spesso. Tra lui e Alvarez domani…”

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Zanetti: “Lautaro fondamentale per l’Argentina, ci sentiamo spesso. Tra lui e Alvarez domani…”

Andrea Della Sala Redattore 
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Javier Zanetti ha parlato del Mondiale dell'Argentina e delle prestazioni di Lautaro Martinez

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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Javier Zanetti ha parlato del Mondiale dell'Argentina e delle prestazioni di Lautaro Martinez

«La semifinale è meritata perché la squadra non molla fino all’ultimo, ci crede sempre. E ha un pubblico eccezionale».

Come si descrive la forza di questa Argentina?

«La forza di questo gruppo è saper soffrire per poi cercare subito quella reazione che ci ha permesso di arrivare fin qui. Magari in determinati momenti della partita l’Argentina sembra che controlli, però poi va in difficoltà perché affronta anche avversari che sono soprattutto fisicamente molto preparati. Poi passa quel momento, e la squadra ha la reazione come gruppo, come qualità di giocatori, come personalità, che gli permette di vincere le partite».

Si aspettava Messi così tonico e determinante, alla sua età?

«Lo conosco molto bene, quando ha iniziato con noi in nazionale era un ragazzino, io me l’aspettavo perché lui si è preparato per questo Mondiale, sapendo che era l’ultimo. Voleva in tutti i modi difendere la maglia del nostro Paese come sta facendo. È molto determinante, per fortuna, perché con le sue giocate, con i suoi gol siamo arrivati fino alla semifinale».

Argentina a due facce: nel girone ha dominato, poi ha sempre faticato. I motivi?

«È normale, quando vai avanti trovi squadre sempre più preparate. Oggi nel calcio è tutto molto equilibrato. Certe nazionali sono anche bene organizzate e quando giocano contro di noi si chiudono. È difficile trovare la chiave. Con la Svizzera, ad esempio, siamo arrivati a supplementari e Julian Alvarez si è inventato quel golazo che ci ha mandato avanti. Ma sono tutte partite dure e difficili».

Per tutti?

«Sì, c’è un momento in cui soffri, io penso all’Inghilterra contro la Norvegia, che ha fatto una grandissima partita. Poi l’ha vinta l’Inghilterra perché ha dei giocatori che hanno piglio e personalità, nei momenti che contano».

Lautaro sta diventando un uomo di gruppo? Ha accettato le ultime due panchine ma quando entra lascia sempre il segno.

«Lauti come ha detto Scaloni per questo gruppo è fondamentale. Perché ha iniziato da titolare, poi credo che sia stata difficilissima la scelta di lasciarlo fuori. Ha contato anche il tipo di partite. La cosa che mi piace tanto è come va d’accordo con Alvarez. Sono proprio amici e Lauti ogni volta che entra è determinante. Io non lo valuto mai se fa gol o meno, lo valuto per tutto quello che dà e soprattutto quello che trasmette, perché non è facile entrare in queste partite, però lui lascia sempre il suo segno con la sua maniera di essere e con la sua personalità».

L’ha sentito fuori dalle partite?

«Sì, ci messaggiamo sempre. Gli dico che sono felicissimo per lui e non mi sorprende tutto quello che sto vedendo. Lo conosco benissimo, so quanto ci tiene e sono extra felice».

Tra Lautaro e Alvarez lei chi metterebbe contro l’Inghilterra?

(ride) «Io metterei entrambi, però so che c’è un certo equilibrio. La cosa più bella dell’Argentina è che l’allenatore può scegliere tra questi nomi. Nessuno dei due deve sentirsi riserva, sono entrambi titolari».

Con l’Inghilterra non è mai una partita normale per voi argentini.

«C’è questa grande rivalità, ma sono d’accordo con Scaloni: bisogna trasmettere che è una partita di calcio. E sarà una bellissima semifinale».

Nel ’98, l’Argentina eliminò l’Inghilterra anche con suo gol rimasto negli annali. Come lo definirebbe?

«Era uno schema su punizione: lo avevamo provato in allenamento per 4 anni ma non è mai riuscito. E al mio posto doveva esserci Ortega. Passarella in Francia mi disse: fai tu la giocata. Sulla palla c’erano Veron e Batistuta e chiunque, come hanno fatto gli inglesi, avrebbe pensato che tirassero loro. Io ero più avanti, dietro alla barriera. Quando fischiarono il fallo, Passarella entrò quasi in campo gridando “la giocata, la giocata”. Veron mi ha servito sul lato e ho segnato, è riuscita meglio di tutte le volte che l’abbiamo provata. Nel 2002 invece partita brutta, senza occasioni, loro hanno vinto per un rigore di Beckham».

Scaloni è un ct “normale” che fa cose speciali?

«Esatto, cerca le cose semplici, fa sentire bene i giocatori, con Samuel, Ayala e Aimar formano un bel gruppo di lavoro. Cercano sempre di migliorarsi e di far migliorare la squadra. Però con semplicità: Lionel sta dimostrando di essere un grandissimo allenatore».

Quante possibilità ha l’Argentina di battere l’Inghilterra?

«Sono per natura sempre fiducioso. Però conta solo questa partita. Anche loro hanno fatto i supplementari. Entrambi hanno giocatori determinanti. I dettagli faranno la differenza. Loro hanno Bellingham che è un grandissimo campione, complimenti, e Kane è un attaccante fortissimo. Controllarli sarà fondamentale».

Cosa mancherà di Messi al calcio quando smetterà, almeno con la nazionale?

«Sarà difficile perché ha lasciato un segno indelebile per tanti anni, ma lascia un gruppo di giovani importante e che lo hanno visto difendere sempre la maglia della nazionale. Meglio Maradona o Messi? In generale non mi è mai piaciuto fare paragoni. Sono orgoglioso che entrambi siano argentini per quello che ci ha dato Diego e ci sta dando Leo».