Abbiamo detto che Inter e Napoli sono le squadre più forti anche perché sono le più complete, quelle con l’organico più ampio. E in assoluto, al netto degli infortuni, è effettivamente così. In questa partita però i nerazzurri avevano maggiore ricchezza, visto che dall’altra parte l’assenza di Neres — spesso decisivo nell’ultimo periodo — si è aggiunta a quelle di Anguissa, De Bruyne, Gilmour e Lukaku (a Chivu invece manca solo Dumfries). Una differenza che è emersa quando si è trattato di cambiare la partita con la panchina: l’Inter ha fatto cinque sostituzioni buttando dentro gente come Mkhitaryan, Esposito, Bonny, Sucic e Carlos Augusto; il Napoli ha inserito il solo Lang (più Mazzocchi al 94’). Il fatto che sia stato proprio l’olandese l’uomo della giocata determinante — l’assist dalla linea di fondo per il 2-2 di McTominay — non cambia la sostanza: i nerazzurri avevano più risorse, non sono state sufficienti per vincere e andare in fuga . E così si è confermata la difficoltà di Chivu negli scontri diretti: con il Napoli ha raccolto un punto in due partite, con Juve e Milan ha perso, l’unica formazione di vertice che ha battuto è la Roma.
Nonostante l’inevitabile tensione, in campo c’è stata lealtà: un solo ammonito, Juan Jesus nel recupero, testimonia che il confronto è stato corretto benché molto fisico. L’unico a perdere le staffe è stato Conte per via di quel rigore che poteva decidere la sfida: il fallo è netto, Antonio forse non l’aveva visto e certamente ha usato toni sbagliati ma non è il caso di esagerare con le lezioni di morale, in certi momenti è difficile restare calmi (anche se sarebbe meglio riuscirci).
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