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Getty Images
Il giornalista Maurizio Crosetti ha analizzato nell’edizione odierna de' La Repubblica le sfide del settimo turno della League Phase di Champions League.
“La vittoria tremenda dell'Arsenal sull'Inter ha mostrato un'abissale differenza di categoria. Tutto, negli inglesi, è stato superiore in modo clamoroso. E va quasi sempre così, quando li incontriamo: a parte la vittoria dell'Atalanta sul Chelsea, in questa stagione le abbiamo sempre prese, e molto male. Negli ultimi cinque anni, loro hanno vinto 15 volte e noi 8”.
L’editoriale prosegue:
“Ci umiliano nel gioco, nel ritmo, nella felicità corale del football che esprimono (atleti e pubblico), negli stadi pieni al 95 per cento, quasi tutti modernissimi e di proprietà, nell'intensità agonistica e dunque nella preparazione atletica, per non dire della potenza inimmaginabile dei loro bilanci: restando solo alla suddivisione dei diritti televisivi, 3,5 miliardi di euro all'anno: l'ultima in classifica di Premier ricava più denaro della prima in serie A. In media, ogni club percepisce 120 milioni all'anno dai network, e questo naturalmente si riflette sui fatturati: Manchester City, Arsenal e Liverpool superano i 700 milioni di euro. E i ricavi aggregati della Premier nella stagione 2023/24 sono stati 7 miliardi di euro. Nell'ultimo anno, gli inglesi hanno speso sul mercato 3,8 miliardi, contro gli 1,3 dell'Italia”.
“Il modello inglese è irraggiungibile nella cura dei vivai e dei bilanci: numeri e persone, da quelle parti, vengono trattati con il medesimo rispetto, anche perché possono rendere allo stesso modo. Tutt'al più si ulula ai simulatori. In media, le presenze allo stadio dei club retrocessi non diminuiscono, e talvolta crescono rispetto all'annata precedente, nella serie superiore. «In Inghilterra, due inglesi fanno una nazione, da noi in Italia non bastano 57 milioni di persone» disse Claudio Ranieri che alla guida dei Leicester, lui italianissimo in tutto, realizzò una delle più memorabili imprese del calcio contemporaneo”.
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