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Dalla Curva ai trionfi in campo, sempre nel segno dell’Inter: simbolo Dimarco, stagione super

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L'esterno dell'Inter ha centrato un altro obiettivo e ci ha voluto mettere il segno più e più volte. Dalle giovanili all'ennesima festa per lo scudetto
Andrea Della Sala Redattore 

L'esterno dell'Inter, Federico Dimarco, ha centrato un altro obiettivo e ci ha voluto mettere il segno più e più volte. Dalle giovanili all'ennesima festa per lo scudetto

"Chi meglio di Dimarco incarna quel senso di appartenenza rappresentato dall’interismo? La risposta è semplice: nessuno. E non perché, per fare un esempio, Lautaro Martinez sia meno affezionato all’ambiente nerazzurro rispetto all’esterno. Si tratterebbe di una grossa falsità. Ma per storia, radici, legami. Città. Dimarco a Milano ci è nato e cresciuto fino ad acchiappare il sogno di diventare protagonista con la squadra della sua vita. Effettivamente, non sono poi così tante le storie di bambini tifosi che dalla curva passano al campo diventando calciatori, ma quella di Federico è andata esattamente così. Porta Romana, Calvairate, San Siro: il percorso di Dimarco, nonostante qualche step in giro per l’Italia e la stagione da frontaliero con il Sion in Svizzera da inserire nel mezzo, potrebbe riassumersi così. Scandita, ancor più che dal tempo, dai quartieri della sua città. La certezza arriva (anche) dopo quattro chiacchiere con tanti di coloro che Federico l’hanno visto crescere tra i bancali di un’ortofrutta e i primi calci al pallone", racconta La Gazzetta dello Sport.

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"La routine di Gianni, padre di Federico, non è mai cambiata nonostante i successi del figlio da calciatore: la sveglia prima dell’alba, il furgone da caricare prima e scaricare dopo, il banco ortofrutticolo piazzato in Corso di Porta Romana da organizzare. E poi vendere. Chissà, magari Dimarco è diventato tanto forte proprio perché cresciuto da frutta e verdura di prima qualità selezionate quotidianamente dal papà. Non avrà i bicipiti che le lattine di spinaci regalano a Braccio di Ferro, ma sicuramente “Popeye” non può contare su un mancino affilato quanto quello dell’esterno nerazzurro. Il negozio opera nel quartiere da 58 anni e venne avviato dai nonni Dimarco appena dopo il loro trasferimento dalla Lucania a Milano. Ancor prima che nascesse papà Gianni, colui che oggi non ha certamente abbandonato la gestione del banco. Le chiavi sono umilità, sacrificio e voglia, le stesse che, come il sangue, vengono tramandate in famiglia. Da queste parti, Federico ci è cresciuto e ogni tanto si fa vedere ancora. «Parcheggia, tira su il cappuccio per non attirare l’attenzione e passa a salutare il padre. Ma non si nega mai quando c’è da sistemare un paio di cassette o svuotare il camioncino - racconta un altro negoziante della zona -. Guardi, anche da bambino poi si spostava per andare a giocare qui dietro». Il riferimento è alla Rotonda della Besana, dove il piccolo Dimarco si spostava proprio da Porta Romana per andare a tirare i primi calci al pallone. Prima il dovere, ovvero scuola e una mano al padre, poi il piacere. Camminando a ritmo normale si impiega circa un quarto d’ora, ma la sensazione è che Federico all’epoca guadagnasse tempo allenando la corsa per conquistarsi “ancora cinque minuti” di calcio in piazzetta, mai con i coetanei ma sempre con ragazzini più grandi di lui, sia anagraficamente che fisicamente.

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"All’epoca, ovvero quando iniziò anche la scuola calcio, Dimarco giocava in attacco. A tempo perso alla rotonda dietro l’ortofrutta ma pure in campo, sempre nell’orbita della zona di Porta Romana. Perché è vero che in termini di appeal Calvairate non avrà lo stesso fascino del Corso in cui è piazzato il negozio di papà, ma sotto l’aspetto geografico non è poi molto distante. E, soprattutto, resterà sempre un posto del cuore: il padre è nato e cresciuto lì, e non a caso la prima squadra di Federico è stata proprio il Calvairate. Società che, quando Dimarco era bambino, era ancora affiliata all’Inter. Gli osservatori nerazzurri impiegarono poco per notare le qualità di quel ragazzino che imperversava su e giù per il campo senza fermarsi mai. La costante è rimasta quel mancino da urlo con cui Federico era abituato ad imbucare tra le linee per i compagni, prima di essere fortunatamente dirottato in corsia. Ai tempi, il quartiere di San Siro era ancora distante: cominciò ad avvicinarsi quando Dimarco compì 7 anni e vestì per la prima volta il nerazzurro. Adesso, è diventato semplicemente casa", aggiunge Gazzetta.