A esultare sul prato di San Siro insieme alla squadra c'è anche il presidente dell'Inter Beppe Marotta. Tanti i trionfi, ma questo scudetto ha un sapore particolare, è il primo alla guida di una società.

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Marotta, dall’intuizione estiva all’undicesimo scudetto. Ma questo ha un sapore speciale…
"Nella vecchia combriccola attorno allo stadio Ossola, da sempre orgogliosa “del” Beppe - a Varese lo chiamano così, con l’articolo d’ordinanza – preparano già il solito brindisi. Il loro compagno di giochi, quello che ammonticchia scudetti in serie tra Torino e Milano, ne ha aggiunto un altro. Giuseppe Marotta, per tutti semplicemente Beppe, si è ripetuto: ennesimo trionfo in campionato, ma con la carica massima di una società. Questo tricolore, l’undicesimo della carriera, è infatti il primo con la responsabilità di presidente. Il Beppe è a capo dell’Inter per scelta suprema di Oaktree, che per quel ruolo voleva un navigante di esperienza, un uomo di equilibrio tra tutte le anime della società. Uno come Marotta, appunto, che già al liceo classico Cairoli di Varese tutti chiamavano semplicemente “Kissinger”. Il mitologico segretario di Stato americano ieri sarebbe stato fiero nell’ascoltare il presidente nerazzurro vestito con cravatta numero 21 che, ecumenicamente, dispensava ringraziamenti urbi et orbi", scrive La Gazzetta dello Sport.
"Dal maggio 2024 Marotta ha potuto, quindi, salire l’ultimo scalino nel cursus honorum del pallone e adesso, due anni dopo la nomina, raccoglie questa prima purissima gioia presidenziale: è figlia di sudore sul campo, certo, ma anche di buone idee dietro a una scrivania. È stato costante fin dall’inizio il confronto del presidente con i rappresentanti di Oaktree inseriti nel CdA, dall’inglese Katherine Ralph al catalano Alejandro Cano, quasi ogni giorno presenti ai piani alti di viale della Liberazione, più gli italiani Renato Meduri e Carlo Ligori. Decisive anche le mosse sapienti in un mercato senza eccessi, coordinato dallo stesso Marotta e condotto dal direttore sportivo Piero Ausilio con il vice Dario Baccin. Il tutto, a partire dalla prima intuizione estiva, la più importante per la riscossa tricolore: Cristian Chivu, l’allenatore fatto in casa con solo 13 presenze in A da tecnico del Parma".
"Marotta è restato sempre fedele al suo metodo da realpolitik , valido sia in questo tris nerazzurro sia negli 8 scudetti bianconeri: 7 stagioni piene più una, la 2017-18, in cui ha lasciato a ottobre, ma il titolo gli viene comunque assegnato dagli almanacchi. Ora ha 2 tricolori in più rispetto a Gianpiero Boniperti che da presidente operativo e cannibale alla Juventus si era fermato a nove titoli. L’amico e maestro Adriano Galliani al Milan era arrivato a 8: bronzo. Al conteggio manca solo un trionfo in Europa, lì dove è andato più volte vicino al brivido – ha perso 4 finali di Champions e una di Europa League – e dove vuole riprovare l’anno venturo, con lo spirito di un ragazzino e nonostante i 69 anni compiuti. È la stessa ambizione che in carriera lo ha fatto salire dalla polvere alla gloria. Dallo sgabuzzino dell’Ossola, un magazzino che sapeva di olio e scarpe chiodate, al nuovo lussuoso ufficio con vetrata al decimo piano di un grattacielo. È nella Milano con il naso all’insù, ma vicino all’Ossola Marotta torna sempre il Beppe", aggiunge il quotidiano.
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