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Dal derby al derby: percorso perfetto per l’Inter. Chivu vuole chiudere i conti scudetto

Andrea Della Sala Redattore 
In vantaggio di 10 punti, con una vittoria nel derby di domenica col Milan l'Inter andrebbe a +13. Chivu punta anche alla Coppa Italia

In vantaggio di 10 punti, con una vittoria nel derby di domenica col Milan l'Inter andrebbe a +13. Chivu punta anche alla Coppa Italia. Domani si gioca l'andata delle semifinali col Como.

"Tra tormenti e lamenti basta poco per scoprirsi vincenti: con 10 punti da amministrare da qui alla fine del campionato, Cristian Chivu si avvicina a passo spedito verso uno scudetto sensazionale per continuità di rendimento e demolizione della concorrenza. I detrattori, contro i quali l’allenatore si è scagliato dopo la comoda vittoria con il Genoa, sostengono che l’Inter vinca il bando italiano per mancanza di candidati credibili. E che la verità sulla consistenza tecnica della squadra si sia vista in Champions contro un avversario di medio livello, il Bodo Glimt, che sul ghiaccio ha spazzato via la nostra rappresentante migliore come una stone del curling. Ma se è vero che Chivu, comunque al debutto in Europa da tecnico, ha perso cinque partite su dieci ammettendo di «non essere stato abbastanza competitivo», la sua corsa in Serie A smacchia e ammorbidisce la frustrazione internazionale. L’Inter viene da 8 vittorie consecutive e da 14 vittorie nelle ultime 15 giornate. La serie, guarda caso, è cominciata dopo il derby d’andata perso con tanti rimpianti. Ecco perché domenica prossima, contro il Milan secondo in classifica, Chivu può davvero chiudere i conti. Con un anticipo quasi imbarazzante sulle settimane tradizionalmente riservate ai verdetti", spiega La Gazzetta dello Sport.

"L’errore difensivo che ha regalato il gol a Pulisic, unito al rigore del pareggio sbagliato da Calhanoglu, è stato un elettroshock inconscio per la squadra, che alla dodicesima giornata era scivolata al quarto posto a -1 dal Milan e a -3 dalla Roma capolista. Non altrimenti si spiega il cambio di marcia travolgente che l’Inter ha impresso dal giorno successivo, cioè il 24 novembre. È stato come se allenatore e giocatori si fossero resi conto di aver raggiunto il point-break: in quel preciso momento il surfista esperto sale sull’onda, mentre l’apprendista sbadato finisce alla deriva senza controllo. Chivu, nonostante la scarsa abitudine alle pressioni della panchina, ha cominciato a cavalcare leggiadro e a dominare il mare dall’alto, stabilendo un primato inatteso: il record di punti di un allenatore esordiente alla guida dell’Inter (64 in 26 giornate e poi 67 in 27) con prospettive interessanti sul futuro. È stato Mourinho, suo maestro nella stagione del triplete, l’ultimo a vincere lo scudetto al primo tentativo con l’Inter, aggiungendosi a Foni e Invernizzi nell’epoca post bellica. Non solo. Sempre e solo Mourinho ha festeggiato sul campo la doppietta campionato-Coppa Italia nella storia interista: Chivu è ancora in corsa sul doppio fronte e ha la possibilità concreta di eguagliarlo".

"Difficile insomma chiedergli di meglio: in 15 partite, lasciando solo 2 punti al Napoli che sarebbero stati zero se a tempo scaduto il tiro di Zielinski fosse finito in rete e non sul palo, Chivu ha conquistato 11 punti in più di Allegri, tanto da poter assorbire persino una seconda sconfitta in altrettanti derby. Naturalmente tutti all’Inter sperano e contano di smantellare il ponteggio di risultati negativi: quattro sconfitte e due pareggi nelle ultime sei sfide contro il Milan sono una serie sgradevole, ancorché sbiadita dai tanti momenti di allegria successivi. Ma è sempre meglio tenere la guardia alta per non disperdere sicurezze. Anche per questo Chivu ha sottolineato sabato che «non vengono dati i giusti meriti a un gruppo che sta facendo cose straordinarie da quattro anni. All’Inter sembra che non vada mai bene niente». Da leader, voleva respingere le critiche che gli erano piovute addosso dopo l’eliminazione dalla Champions ma soprattutto rinfrancare i giocatori per spingerli a raggiungere gli obiettivi rimasti. Il confine tra trionfo e flop è sempre troppo labile per non essere rispettato, persino a parole", chiude Gazzetta.