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L'Inter batte il Como e si candida per una storica doppietta. Con lo scudetto a un passo, la squadra di Chivu può centrare una stagione storica
"Il sogno doblete resta intatto. Sarebbe non solo un traguardo, ma una dichiarazione, non di guerra, forse d’intenti, di sicuro di stabilità: l’Inter ha la possibilità di imporsi come riferimento assoluto del calcio italiano, non solo per una stagione, ma come modello di costruzione e di identità. Un segnale forte anche per il futuro, perché cicli così non nascono per caso: sono il risultato di scelte precise, di una visione condivisa, di una leadership riconosciuta, di un’identità chiara: competitività senza isteria, programmazione senza paura", sottolinea La Gazzetta dello Sport.
"Poi c’è Cristian Chivu. Il suo primo anno in panchina non è stato un apprendistato, è stato un atto di coraggio. Perché allenare una squadra già formata, con gerarchie solide e abitudini consolidate, è spesso più difficile che costruirne una da zero. Devi entrare senza rompere, cambiare senza tradire. Chivu ha rispettato il lavoro che c’era, ha aiutato il gruppo a smaltire le scorie, ha aggiunto ordine, ha dato continuità, ma anche una sfumatura più sua. Adesso (anche lasciando perdere ogni confronto con José Mourinho) può entrare in un club ristretto di allenatori subito vincenti al primo anno, ma è chiaro che, dopo essere uscito in Champions contro una squadra inferiore, il Bodo, essere eliminato dal Como in Coppa Italia avrebbe guastato la sua comunque ottima stagione con una piccola macchia (oltre a quella, più relativa, dei derby persi). È stato salvato dalla panchina (il portiere Martinez appare meglio di Sommer), dai suoi cambi, Sucic e Diouf, ma anche da uno dei leader tecnici della squadra, Calhanoglu.
"Sono tutte indicazioni chiare anche su quali sono i giocatori da cui ripartire: fare a meno del turco sarà difficile e non a caso Chivu si è già portato avanti chiedendogli di restare. Perché questa Inter, nel momento della sua massima consacrazione, si troverà anche a fine ciclo. È un paradosso solo apparente. Perché le squadre davvero forti non si limitano a vincere: sanno capire quando è il momento di cambiare. E l’Inter che si prepara a festeggiare per tutto il mese di maggio è, insieme, una squadra arrivata e una squadra in partenza. Che però sembra avere chiarissimo che cosa fare", chiude Gazzetta.
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