L’Inter saluta la Champions League dopo la seconda sconfitta nel doppio confronto dei playoff. All’indomani del ko di San Siro, Alberto Polverosi analizza l’eliminazione della squadra di Chivu nell’editoriale sulle colonne dell’edizione odierna del Corriere dello Sport.

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Polverosi (CdS): “Inter, scelte Chivu discutibili: il vero rimpianto a Bodo quando…”
“La migliore delle italiane, ha già lasciato la Champions perdendo anche la gara di ritorno. Da vice campione d’Europa, l’Inter è uscita dalla Coppa al primo scontro diretto. La qualificazione è sfumata all’andata, questo è certo, forse anche per il campo sintetico, come dice Chivu, ma più probabilmente per le sue scelte”.
Decisivo l’errore di Akanji:
“A San Siro la partita vera è durata un’ora. L’ha conclusa molto prima del 90' una follia di Akanji, rientrato da pochi minuti in campo con una fasciatura intorno alla testa: aveva preso una botta e perdeva sangue e per quanto l’ha combinata (grossa, grossissima) forse era ancora frastornato”.
Ma prima l’Inter ha dominato:
“In quella prima ora la palla era sempre stata dell’Inter e sempre nella metà campo del Bodø, il parziale era di ventun tiri a tre, quarantacinque attacchi a sette, dieci calci d’angolo a zero e appena due ripartenze dei norvegesi. Difficile fare di più in quei 60 minuti. Semmai l’Inter poteva fare qualcosa di meglio, attaccare con più velocità e più qualità, aggirare il Bodø con più frequenza sugli esterni, ma non era facile”.
Il catenaccio del Bodo viene premiato:
“L’Inter doveva attaccare contro dieci uomini schierati nella propria metà campo. Oh, sia chiaro, il catenaccio è un’arma che noi conosciamo bene, un’arma più che lecita, ma nessuno ci faccia lezioni tecnico-morali sul gioco, perché in quel modo in Italia giocavamo già un po’ di anni fa”.
Il Corriere dello Sport evidenzia un episodio:
“Il rimpianto per questa eliminazione è quasi tutto nell’andata, quando Chivu ha consegnato il centrocampo a Barella, che non sta attraversando il suo miglior periodo di forma, escludendo sia Dimarco che Zielinski e ieri sera quei due sono stati fra i migliori in campo”.
A pesare sono state anche le assenze:
“Rispetto alla trasferta in Norvegia c’erano sei giocatori differenti sparsi in tutti i reparti e un paio di quelli rimasti a bordo campo potevano servire davvero. Il primo è Lautaro Martinez: con tutta quella produzione offensiva, avrebbe fatto più paura al Bodø di quanta ne ha fatta Thuram. Il secondo è Calhanoglu: la sua presenza avrebbe aumentato la qualità collettiva e consentito a Zielinski di fare la mezz’ala. Ma è andata così”.
“È vero che il calcio cambia, che ogni Paese si aggiorna, cresce, migliora, ma l’Inter, la vecchia grande Inter, è uscita dalla Champions contro una norvegese. Era già successo alla Nazionale, sempre a San Siro. Calcio, non sci” conclude Polverosi nel suo editoriale.
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