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Libero – Serie A ‘smascherata’ in Champions: no ritmo e intensità, ma ora mentalità non ‘italiana’

Libero – Serie A ‘smascherata’ in Champions: no ritmo e intensità, ma ora mentalità non ‘italiana’ - immagine 1
L'analisi del quotidiano dopo le sfide del 7° turno di League Phase di Champions League con le italiane impegnate
Alessandro De Felice
Alessandro De Felice Redattore 

Dopo le sfide del settimo turno di League Phase di Champions League, arriva il momento di analizzare e soffermarsi su quanto accaduto. E risultati e prestazioni lasciano pochi: le squadre italiane faticano in Europa.

“Inter e Napoli, le due squadre che solo dieci giorni fa davano vita alla miglior partita della stagione in serie A, nonché alla più “europea” per ritmo e intensità, si sono viste sbattute in faccia la realtà: quella che per il nostro campionato è stata l’eccezione, in Champions League è una regola. Devi tenere quel livello (mentale, atletico, tattico, tecnico)” evidenzia il quotidiano Libero.

Libero – Serie A ‘smascherata’ in Champions: no ritmo e intensità, ma ora mentalità non ‘italiana’- immagine 2

“Il fatto è che, non appena pensiamo di essere al massimo livello del calcio europeo, la Champions ci riporta con i piedi per terra e ci dice di continuare a lavorare”.

Il giornale aggiunge:

“L’analisi di Chivu a caldo del ko con l’Arsenal: «In serie A non siamo abituati a fare un determinato tipo di partite». Il tecnico nerazzurro intendeva le gare con un impatto fisico ed emotivo massimale spalmato sull’interezza dei novanta minuti. Il punto è proprio questo: Inter-Napoli è stata una gara di quel genere, e se l’abbiamo segnalata con entusiasmo è proprio perché non ne siamo abituati. Ne consegue che le nostre squadre sono costrette a “alzare il livello” artificialmente quando scendono in campo in Champions quando invece dovrebbero trovarsi in modo naturale “a quel livello” perché abituate a giocare, se non tutte le 38 giornate, almeno 25-30 partite di quel tipo (colpo su colpo, azione su azione) nel proprio campionato. Non è che la serie A non è allenante, è che allena altre cose. Cose che a noi sembrano primarie mentre nei curriculum da Champions sono immancabilmente secondarie”.

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Ma c’è un aspetto positivo e riguarda la mentalità:

“C’è però un aspetto che lascia ben sperare: la reazione dei tecnici. Sia Chivu che Conte hanno raccontato le cose come stanno, senza nascondersi. Gli alibi del “giocare ogni tre giorni” o della conta degli assenti sono rimasti fuori dalle sale stampa. E questa è una mentalità finalmente europea e non “italiana”, nel senso peggiore del termine. Questa onestà intellettuale è l’esatta leva che può farci crescere e avvicinare a quel livello lì. Perché se aspettiamo di colmare il gap con i soldi, rischiamo di aspettare per sempre. La mentalità, invece, è gratis. Basta avere il coraggio di applicarla”.