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fcinter1908 partite conferenze stampa Chivu si rimette il caschetto: “Non sono un fesso, lavoro per chi mi ama, non è problema mio se…”

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Chivu si rimette il caschetto: “Non sono un fesso, lavoro per chi mi ama, non è problema mio se…”

Chivu si rimette il caschetto: “Non sono un fesso, lavoro per chi mi ama, non è problema mio se…” - immagine 1
Il tecnico nerazzurro, alla vigilia della gara con il Cagliari, ha parlato di quanto sia cambiata col passare del tempo la narrazione sull'Inter che "doveva arrivare ottava"
Eva A. Provenzano
Eva A. Provenzano Caporedattore 

Coerente fino in fondo. Coerente e pure interista. Qualcuno aveva pure messo in discussione l'interismo di Cristian Chivu quando aveva accettato di guidare la squadra che arrivava da una debacle totale in campionato e in Champions. Dalla scorsa stagione era venuta fuori una squadra a pezzi. Lui, che per molti è stato un ripiego dopo il no di Fabregas, ha detto sì e si è caricato sulla spalle l'Inter e tutto quello che ne consegue quando non tutti l'avrebbero fatto. Aveva appena salvato il Parma. Guidare la squadra nerazzurra è un'altra cosa in ogni caso e sempre. Guidarla dopo quanto era accaduto alla fine della passata stagione è stato un atto di indomabile coraggio. Di un uomo sprezzante del pericolo. E gli va riconosciuto.

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Chivu si è rimesso il casco in testa e dopo aver vinto tutto difendendola in campo si è preso l'Intertra le mani e piano piano ha cercato di portarla fuori dalla tempesta nella quale era piombata. Inizio in sordina, poi 14 vittorie di fila, poi l'eliminazione dalla Champions, infine un riscatto quando serviva, nel momento più difficile, quando c'era da dare un'accelerata verso l'obiettivo "sempre inseguito, cercare di arrivare fino in fondo". E adesso che siamo arrivati al fondo di questa stagione l'allenatore si gioca tanto insieme all'Inter ma certe cose le può dire proprio a fronte della tempesta affrontata, ora che si vede il sole e si sente l'odore della terra.

L'Inter è un posto, un mondo, che conosce molto bene. E alla vigilia della conferenza stampa contro il Cagliari non è un caso se sono risuonate nell'aria parole come "narrazioni che cambiano", "i risultati degli amici". E ancora ha parlato di coerenza, di mancata ironia (degli altri) di un amore che non ha mai elemosinato a nessuno. Specie a chi non ama l'Inter. Senza alzare i toni Chivu si è fatto sentire e non è un caso nemmeno che alcune suoi frasi abbiano fatto venire in mente i momenti in cui in questa stessa squadra ci giocava.

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Non sono mica un pi...un fesso

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Qualcuno prima di lui ha detto 'eh ma io non sono un pirla'. Lui lo ha detto in maniera diversa: "Sono tutto ma sicuramente non un fesso". E poi, appunto, ha cominciato a parlare della narrativa sull'Inter, una narrativa che è cambiata mentre lui provava a tirarla fuori dalla tempesta.

"All'inizio la narrativa era una e poi è cambiato tutto e mi sono adeguato. È cambiata l'aspettativa, siamo partiti che dovevamo finire ottavi, un allenatore inesperto che sarebbe stato cacciato via e si faceva la conta sui futuri allenatori, su chi sarebbe stato il prossimo, ma siamo andati avanti con un gruppo di uomini che sono stati competitivi dall'inizio e che hanno rispettato quanto chiesto e quelli che sono loro da un punto di vista umano", ha detto.

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La narrativa attorno all'Inter è cambiata soprattutto dopo quanto successo con la Juventus: vittoria nerazzurra e polemiche per il caso Kalulu-Bastoni. Polemiche che avevano travolto anche il mister quando aveva provato a difendere il suo giocatore:

"Il post Juve è una gogna mediatica da tutti i punti di vista, sia per quanto riguarda l'Inter che un giocatore dell'Inter. Cambia la narrazione, ma io non sono polemico. La maschera non l'ho mai messa. Ho sempre cercato di non parlare di arbitri, mai fatto, ho tenuto un equilibrio in tutto quello che ho detto. E se siamo a questo punto della stagione e se siamo quello che siamo e a qualcuno non va bene quello che dico - pur mantenendo coerenza perché non è mai cambiato questo - allora non è un problema mio quello che gli altri pensano di me. Lavoro per la gente che mi ama, lavoro per loro e non per farmi amare da qualcun altro".

Non è problema mio

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"La gogna mediatica", "non è un problema mio", "lavoro per la gente che mi ama". Tutte cose che ha imparato tanto, tanto tempo fa. Quando ancora difendeva l'Inter in campo col caschetto. Ora lo fa dalla panchina e se gli dicono che è un campionato mediocre sa che anche lì è tutto molto relativo.

"Fino a qualche mese fa quando c'erano pochi punti di distacco era tutto competitivo, poi diventa attraente o mediocre la classifica a seconda di come va. Questo non è un problema nostro. Vorrei essere mediocre e primo in classifica per tutta la vita". Chi lo ama lo segua.