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LIVE FCIN1908/ Inter, Chivu: “Abbiamo fame di rivincere”, Marotta: “Khalaili saltato”
La nuova stagione dell’Inter comincia oggi. I Campioni d’Italia si sono ritrovati questa mattina ad Appiano Gentile, agli ordini di Cristian Chivu, per il primo giorno di lavoro. Alle 14:30 l’allenatore nerazzurro parlerà in conferenza stampa, che sarà introdotta dal presidente Beppe Marotta. Su Fcinter1908.it la diretta testuale dell’appuntamento.

Le parole di Marotta
Qui l'intervento del presidente nerazzurro:
“Buongiorno a tutti, benvenuti. Per noi è motivo di privilegio essere qua e iniziare la stagione sportiva per il fatto di essere Campioni in carica con scudetto e coppa Italia. Le vittorie sofferte, arrivate grazie alla cultura del lavoro, alla capacità del mister e dei giocatori ci inorgogliscono molto. Piero Ausilio, Dario Baccin, Zanetti, lo staff medico e tutti i collaboratori che quotidianamente supportano il lavoro della squadra. Oggi ci si ripresenta ai nastri di partenza con degli obiettivi prefissi: siamo l’unica squadra italiana che partecipa a quattro competizioni, in virtù del fatto che la Supercoppa quest’anno sarà in partita secca e contro la Lazio.
Gli obiettivi sono tutti di grande prestigio: dobbiamo cercare di performare molto meglio in Champions League, la competizione più importante al mondo. Ci troviamo a confrontarci con delle corazzate, anche in termini di sforzi profusi dai club, ma noi abbiamo una cultura del lavoro che ci ha sempre contraddistinto. Nello sport non esiste la legge di chi più spende più vince, ma la legge che si può sostituire il modello del denaro con delle situazioni che ho già elencato. Siamo campioni in carica, quindi si apre uno spiraglio: dal 2020 a oggi nessuna squadra ha vinto due scudetti di fila, questo è un obiettivo per noi. Immaginare di rivincere lo scudetto sarebbe un traguardo storico.
Abbiamo un nemico che è interno a noi, la sindrome della vittoria che non deve portare appagamento: dobbiamo non sentirci appagati. Quando ci si sente appagati, la fatica in più o lo sforzo in più non lo si fa. Questo riguarda tutti, non solo la squadra, ma anche la dirigenza e la parte corporate. Cerchiamo di vincere attraverso un modello sostenibile. La nostra proprietà è arrivata in un momento in cui il club era in difficoltà, ci è stata accanto e oggi siamo in una situazione molto solida grazie a loro. Hanno profuso investimenti e accolto le nostre esigenze di ampliare le strutture che servono per l’attività sportiva.
Saranno fatti investimenti tra Appiano e Interello di oltre 100 milioni. La loro presenza è silente, ma ci sono stati sempre vicino. Rappresentano un modello da seguire. Raggiungere gli obiettivi è difficile, ma non deve caricare di responsabilità all’allenatore: l’importante è dare tutto. Se altri saranno più bravi di noi, riconosceremo i meriti. Sono però sicuro che la squadra che è fatta di professionisti seri e che ha un forte senso di appartenenza sia in grado di reggere le aspettative che deve avere la squadra da battere.
Ricopriamo questo ruolo con grande orgoglio, non ci nascondiamo: dovremo far meglio che arrivare nei primi quattro. L’asticella deve rimanere alta. Questi sono i principi basilari che devono contraddistinguere la visione e degli obiettivi della stagione. Ci sono delle regole nel tesseramento, noi con orgoglio ad esempio diciamo che abbiamo i quattro giocatori prodotti dal settore giovanile mentre altri sono in difficoltà. Uno dei principi è valorizzare il settore giovanile. Manca qualcosa di importante ultimamente, ma cercheremo di raggiungerlo".
Le parole di Cristian Chivu
La cosa più importante da trasmettere?
“La motivazione. E’ importante ritrovarla, anzi aggiungere qualcosa in più. Non basta mai. Vogliamo ripeterci, veniamo da una stagione importante con due trofei vinti ma non vogliamo fermarci qua”.
In cosa vi sentite più forti?
“Sono arrivato ora a più di 50 panchine, non sono più 13. Farò del mio meglio sempre, cercando stimoli giusti e trasmettendo entusiasmo e motivazione che è fondamentale in una squadra che vuole far meglio dell’anno scorso”.
Possiamo fare un bilancio sul mercato?
“Abbiamo una rosa competitiva, con un’ossatura mantenuta negli anni. I ragazzi hanno fatto vedere la qualità che hanno, l’importanza di stare in una società come l’Inter. Il mercato è sempre funzionale alle nostre idee, di pari passo con le ambizioni di società e proprietà. Vogliamo mantenere un livello di competitività molto alto”.
Come hai ritrovato i nazionali italiani dell'Inter?
"Avrebbero preferito essere in America, ma stanno bene. Sono rientrati oggi, ma abbiamo lavorato in gruppi e poi pranzato insieme. Mi ha fatto piacere rivedere tutti, stanno bene, sono riposati e motivati. E' un buon punto di partenza".
Come si sostituiscono i partenti?
“Abbiamo perso giocatori che hanno fatto la storia, che hanno dato un contributo al successo e vogliamo ringraziarli. Non è poco quello che hanno fatto. Abbiamo a disposizione un gruppo di giocatori con un buon misto di esperienza e gioventù. Aspettiamo i vari rientri di coloro che hanno fatto il mondiale, la nostra rosa è competitiva e le ambizioni non mancano. Faremo di tutto per mantenere un alto livello di competitività”.
Si ragionerà in continuità con lo scorso anno?
"Siamo ambiziosi, flessibili e ci adattiamo. Sappiamo cambiare anche strada facendo. Vogliamo avere coraggio, senza lamentarci: vogliamo fare di tutto per essere competitivi".
Come si sconfigge l’appagamento?
“Abbiamo a che fare con grandi giocatori, che hanno motivazioni e disciplina mentale che permette di trovare la mentalità giusta per fare le cose nel quotidiano. Abbiamo fame di rivincere, tutti noi sappiamo quanta gioia c’è quando si alza un trofeo”.
Cosa crede di dover dimostrare ancora?
“Non dovevo e non devo dimostrare nulla, se non dare una mano a questi ragazzi e alla società che mi ha dato fiducia. Ho una grossa responsabilità tutt’ora, riparto sempre da zero e dalle incertezze e dai doveri miei nei confronti dei ragazzi. Ci sono loro prima di tutto, poi vengo io”.
Quali squadre teme di più?
“Non temiamo nessuno, non l’abbiamo mai fatto. Temiamo i nostri miglioramenti, la nostra ambizione: sono sicuro ne avremo anche in questa stagione. Sono sereno, non temo niente”.
Stankovic può ripetere il percorso di Esposito?
"Glielo auguro e me lo auguro. Lo conosciamo molto bene, abbiamo già lavorato con lui. Ha fatto una scelta coraggiosa andando a giocare in altri posti fuori dall'Italia, lontano da ciò a cui era abituato. Ha fatto due stagioni importanti, è maturato e non vedo l'ora di vederlo in campo".
Quanto è forte la voglia di fare meglio in Champions?
“Nella vita non puoi avere tutto. Abbiamo sbagliato quelle due partite in Champions, ma mi prendo quanto di buono fatto fino ad allora. A Madrid e con il Liverpool abbiamo perso all’ultimo secondo ed è arrivato quello spareggio. Mi sono preso la responsabilità delle mie scelte, forse ho sbagliato qualcosa, ma la squadra è stata competitiva e ambiziosa. A volte riesci ad arrivare lontano, altre no, ma abbiamo l’obbligo di essere competitivi su tutti i fronti”.
Si riparte dal 3-5-2?
“Durante la stagione scorsa spesso abbiamo cambiato modo di difendere o anche quello di costruire in base all’avversario. Non abbiamo mai tenuto la stessa struttura. In base al piano di gioco e alle nostre idee, alla voglia di andare a prendere l’avversario e alle scelte che faremo prima di una partita, spesso abbiamo cambiato. Abbiamo adattato anche giocatori come Diouf o Luis Henrique che ci hanno dato una mano. A me interessa la flessibilità, in base all'avversario, alla partita e al momento. Non è solo l'identità che ti permette di vincere, ma anche la capacità di adeguarsi".
Hai più dubbi o certezze dopo quello che è successo la scorsa estate?
“Io vivo tra le incertezze, mi permette di migliorare, di uscire dalla zona di comfort. Non sto pensando ai trofei vinti, ma a quello che dovremo fare quest’anno. Il gruppo lo conosco meglio dell’anno scorso, so con chi ho a che fare e so di che pasta sono fatti. Il gruppo è competitivo, ambizioso e ha fame di trofei”.
Chi ci sarà dei giovani aggregati alla prima squadra?
"In questo momento ne abbiamo tanti qui. In due giorni dovremo fare bene la conta, bene quelle che sono le valutazioni. Pio Esposito è l'unico attaccante, ma ci sono Lavelli, Topalovic, Mosconi, Idrissou. Daranno il loro contributo, anche se non è mai semplice. Hanno questa opportunità di lavorare con i grandi campioni e di fare un ritiro con noi, la devono prendere al volo senza farsi prendere dall'emozione. Noi saremo lì a dargli una mano, abbiamo sempre fatto questo, trattando sempre bene i giovani".
Hai più dubbi o certezze dopo quello che è successo la scorsa estate?
“Io vivo tra le incertezze, mi permette di migliorare, di uscire dalla zona di comfort. Non sto pensando ai trofei vinti, ma a quello che dovremo fare quest’anno. Il gruppo lo conosco meglio dell’anno scorso, so con chi ho a che fare e so di che pasta sono fatti. Il gruppo è competitivo, ambizioso e ha fame di trofei”.
Esistono possibilità di trattenere Pavard?
“E’ un giocatore nostro, sappiamo quelle che sono state le nostre scelte l’anno scorso. Avremo modo di vederlo lavorare e prenderemo decisioni”.
Diouf sarà esterno, centrocampista o jolly?
"Il jolly è nelle carte, noi abbiamo a che fare con giocatori. Io ho questa pazza idea di farlo diventare quinto, ha fatto vedere in determinate partite per spensieratezza, grinta e coraggio, soprattutto negli ultimi 20 metri, di poterlo fare. Ha cambiato partite come quella con il Como in semifinale di Coppa Italia. Non voglio togliergli le sue certezze, dovrò essere bravo a convincerlo a fare determinate cose, ma abbiamo uno staff molto preparato per fare questo lavoro. Ci saranno partite in cui magari sarà accontentato anche da mezzala, ma a me onestamente piace da quinto perché ha caratteristiche che a noi mancano".
Una società così forte e ambiziosa quanto aiuta a presentarsi in campo con certezze?
“Questo succede da anni, non è una novità. Ci sono persone che hanno una certa esperienza nel mondo del calcio, non a caso l’Inter è quella che negli ultimi anni è stata dominante e ha vinto più di tutte le altre. Se l'Inter ha vinto così tanto, un motivo ci sarà. Per esperienza, modo di fare e per l'umanità che hanno certe persone: ci permettono di fare un gran lavoro con l'idea di essere competitivi e ripagare il loro lavoro e l'amore dei tifosi nei nostri confronti".
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