Inter, falsa partenza: dai 2 nodi irrisolti sul mercato a Vidal e De Vrij, 5 rebus per Conte

La Gazzetta dello Sport analizza l’inizio di stagione della formazione nerazzurra di Antonio Conte

di Alessandro De Felice, @aledefelice24

Una anno fa sembra una vita fa. L’Inter era a quota 18 punti, a -1 dalla Juve, e al secondo posto nel girone di Champions League insieme al Borussia Dortmund, dopo una sconfitta tra gli appalusi al Camp Nou. La Gazzetta dello Sport definisce quella di questa stagione una ‘falsa partenza’, con la squadra di Conte che ha una difesa meno blindata rispetto all’anno passato e deve fare i conti un rendimento altalenante dei nuovi (Hakimi, Vidal, Kolarov), oltre al solito caso dell”incompreso’ Eriksen.

Per la Rosea sono cinque i rebus da risolvere per Antonio Conte:

L’Inter non riesce ad ‘ammazzare’ le partite a causa di una scarsa vena realizzativa, derivante – secondo La Gazzetta dello Sport – da un problema di scarsa personalità: “L’Inter ha momenti di gioco e di dominio del match da grande squadra. Ma concede sempre all’avversario la possibilità di salvarsi, di rientrare in partita. «Ci manca l’istinto killer», dice Conte. La famosa cattiveria, vero, i famosi dettagli, «quel poco che manca», per citare ancora l’allenatore. Ma è anche un fatto di personalità dei giocatori, gli ultimi dieci minuti di Bergamo – al termine di una gara che era in controllo quasi totale – non si spiegano solo con la stanchezza. È anche qui che deve crescere l’Inter per ragionare ad altissimi livelli in maniera compiuta.”

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A sorprendere in negativo il rendimento al di sotto dello standard abituale di alcuni pilastri, come Stefan De Vrij e Alexis Sanchez, oltre al ‘solito’ caso Eriksen: “Il primo è De Vrij, assoluto dominatore della scorsa stagione, oggi in affanno molto più di quanto non avesse abituato Conte. E la sua non può essere chiamata crisi d’adattamento: ha sempre interpretato bene le richieste tattiche di Conte, l’olandese vive un periodo di scarsa brillantezza. Altra faccia, Sanchez. Che continua a convivere con problemi fisici, ma che non garantisce lo stesso rendimento di Lautaro e Lukaku in zona gol. È anche un fatto di caratteristiche tecniche: il cileno è ormai più portato a scegliersi la trequarti piuttosto che l’area avversaria come zona di riferimento. Equivoco tattico, molto più che tecnico. Quest’ultimo continua ad essere Eriksen, che non ha «spostato» nulla nell’economia nerazzurra, non ha aggiunto la differenza che da lui si attendeva. Ormai fa più notizia quando gioca rispetto a quando resta ai margini: serve davvero un colpo di scena per vederlo immerso nel progetto“.

I nuovi arrivati sono tutti in ritardo rispetto alla tabella di marcia, ad eccezione di Darmian. L’ex Parma è l’unico che ha davvero convinto, ma la crescita della squadra nerazzurra passa da Vidal: “Kolarov ha faticato enormemente, salvo poi rialzarsi con il Parma. Pinamonti «deve mangiare ancora pane duro». Pane ne ha mangiato fin troppo Vidal, che proprio a Bergamo ha mostrato segnali di grande crescita, anche dal punto di vista fisico. E che per motivi tattici è «costretto» a giocare diversi metri indietro rispetto a dove potenzialmente potrebbe essere letale, per gli avversari. Al netto dell’errore davanti al portiere, la cavalcata di Bergamo è stata l’esempio di quel che potrebbe essere e ancora non è stato. Ed è evidentemente un punto cruciale per la stagione nerazzurra. «Ci ha portato esperienza e personalità, posso chiedergli tutto», ha detto di lui recentemente Conte. Addirittura anche di essere più trascinatore. E di riuscire a incidere anche in termini realizzativi: vederlo a zero gol e zero assist è un fatto insolito, che rischia di pesare sulla classifica“.

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Nonostante la rosa sia più profonda rispetto alla passata stagione, l’Inter resta incompleta: due nodi sono, infatti, rimasti irrisolti: “Ritocchi mancanti, sia in entrata sia un uscita. Il nome di Kanté, o in alternativa un profilo tecnico simile, era quel che chiedeva Conte per completare tecnicamente il reparto. Non necessariamente Kanté, per la precisione. Ma l’Inter in mezzo al campo ha molti giocatori bravi dalla metà campo in su (e qualcuno anche ai margini, leggi Eriksen e Nainggolan) e pochi per giocare davanti alla difesa. E almeno un altro – Brozovic – che a lungo è stato in odore di cessione. Così si spiega anche la stima di Conte nei confronti di Gagliardini, per caratteristiche senza alter ego in rosa. Altro nodo, l’attaccante di riserva. Il tecnico ha riciclato in quella posizione Perisic, Pinamonti oggi non è alla pari dei compagni: tre attaccanti per un calendario così fitto (almeno fino a Natale) sono un rischio che l’Inter si è presa. Conte può solo dribblare, sperando di aver pagato già il conto degli infortuni“.

Il problema da risolvere riguarda la difesa, come certificato dalle parole di Marotta nelle dichiarazioni di domenica scorsa: “Contro l’Atalanta l’Inter ha fatto uno scatto in avanti, in questo senso, subendo poco o nulla almeno fino all’1-1. Ma è evidente che l’unica vittoria dell’ultimo mese sia dovuta anche al rendimento non eccelso della fase difensiva, che per la verità ha perso due titolari causa Covid (Skriniar e Bastoni). Ma la tendenza va oltre: un anno fa l’Inter aveva chiuso con zero reti subite per quattro volte, nelle prime sette giornate. Quest’anno è accaduto solo col Genoa. È anche una questione di atteggiamento complessivo: l’Inter ha accentuato la tendenza a difendere alta. Ma – parola di Conte – sta ai giocatori capire i momenti della partita e adattarsi al piano di gioco“.

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