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Sacchi: “Scudetto, dico Inter. Se farà un altro salto in avanti sul piano del gioco…”

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi dice la sua sul campionato che partirà oggi
Gianni Pampinella Redattore 

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi dice la sua sul campionato che partirà oggi. L'ex tecnico indica l'Inter come la squadra da battere. "Non vedo punti deboli nella squadra. Sarebbe un problema se i giocatori credessero di essere già arrivati al traguardo e non ci mettessero le stesse forza volontà della passata stagione. Ma non credo che succederà. L’Inter , se riuscirà a fare un altro salto in avanti sul piano del gioco, è a cavallo".

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Quali squadre che inseguono più da vicino?

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«Milan, Juve e Napoli. Dal Milan mi aspetto che faccia più pressing quando non è in possesso del pallone e che poi sappia muoversi in velocità aggredendo gli spazi. Questo bisogna fare se si vuole essere una squadra moderna. La Juve ha intrapreso un nuovo corso, sono curioso di vedere all’opera Thiago Motta. Riuscirà a confermarsi? Il Napoli ha ancora bisogno di lavorare sul mercato per completare la squadra».


Hanno cambiato allenatore Milan, Juve e Napoli. Chi riuscirà a incidere più in fretta tra Fonseca, Motta e Conte?

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«Conte è un allenatore che ha già dimostrato di essere ad altissimo livello. Può incidere parecchio, però gli devono mettere a disposizione i giocatori. Adesso ne ha soltanto 12 o 13: sono pochi. Thiago Motta è uno stratega, ma non so se alla Juve potrà ripetere l’annata di Bologna. Fonseca viene da due stagioni in Francia, dove non ha incantato. Si integrerà perfettamente con l’ambiente del Milan?».

Quale acquisto estivo può fare la differenza in modo più evidente e più rapidamente?

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«Osserverò con curiosità Dovbik alla Roma. È stato bravissimo nel Girona, può diventare importante anche nel nostro campionato».

Dal punto di vista tattico ci potranno essere novità significative?

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«Spero che aumentino gli allenatori strateghi, quelli che non pensano soltanto alla difesa e al contropiede, ma lavorano per costruire una squadra dove tutti partecipano all’azione. Se si guarda l’albo d’oro della Champions League, si vede che i vincenti sono sempre gli strateghi e non i tattici».

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Che cosa vorrebbe vedere in questo torneo?

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«Gioco armonioso, bellezza, velocità, onestà in campo, correttezza nei comportamenti da parte dei giocatori, degli allenatori e dei dirigenti. C’è bisogno di educazione in questo ambiente. Non se ne può più di vedere gli arbitri accerchiati dai giocatori. Serve un maggiore rispetto».

Che cosa dovrebbero imparare le squadre italiane dopo l’esperienza dell’Europeo?

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«Una cosa abbastanza semplice, che però in Italia non si sa perché quasi mai siamo riusciti a mettere in pratica: si vince con il collettivo, e non col singolo. Se hai un gioco e una squadra che si muove in modo armonico, sei a buon punto. Poi servono grande spirito di sacrificio e elevate motivazioni».

Quanto incideranno le coppe sul campionato?

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«Peseranno parecchio. Soprattutto prima di una gara internazionale le energie se ne vanno: si pensa a quell’impegno e non ci si riesce a concentrare sul campionato. E dopo le sfide europee, spesso, bisogna fare i conti con gli infortunati. Il guaio è che si sta giocando troppo, non c’è il tempo per allenarsi bene. Serve darsi una regolata, perché ne può risentire lo spettacolo. E se non c’è più spettacolo, il pubblico si stanca alla svelta e il giochino finisce».

(Gazzetta dello Sport)

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