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Daniele Adani, dalle colonne del Corriere della Sera, ha analizzato il cammino dell'Inter e l'affermazione come tecnico di Cristian Chivu: "Settantotto punti con 78 gol. Se volessimo descrivere in maniera semplice la stagione dell'Inter di Chivu ormai vicinissima allo Scudetto, basterebbe questo. Ma il calcio e il racconto del calcio, semplice non è. C'è molto altro, a cominciare dall'impatto che l'allenatore romeno ha avuto da subito come credibilità e presa sul gruppo: raramente si è visto, nel calcio contemporaneo, un tecnico tanto giovane (è arrivato in nerazzurro dopo sole 13 panchine al Parma) così in controllo della situazione in una grande squadra".
"[...] Un concentrato di conoscenze a cui si aggiunge anche quella del settore giovanile dei nerazzurri, dove spende sei anni, iniziando dai Giovanissimi e pian piano salendo dagli Allievi alla Primavera, con l'obiettivo di far crescere i ragazzi (chi ha seguito le sue squadre sa che a fine anno aveva ruotato tutti i componenti della rosa in modo tale da possedere una giusta valutazione di ogni singolo elemento: l'obiettivo primo era sempre valutare il percorso, non solo cercare di vincere gli scudettini). Una vita calcistica intensa che gli permette di arrivare sulla panchina della prima squadra dell'Inter e di abbattere subito gerarchie consolidate: avrebbe ancora l'età del capitano non giocatore ma non si fa condizionare. Non arriva mai allo scontro, né mai si serve del suo passato in nerazzurro, che lo ha visto protagonista della stagione del Triplete, ma sa imporre le sue idee. In panchina si sente costantemente la sua voce, e parla ai suoi giocatori quasi stesse al loro fianco in campo.
[...] Il recupero di un giocatore oggi centrale come Zielinski, la promozione quasi immediata di Sucic, che poi ha perso minuti, i cambi della linea difensiva con un maggiore impiego di Bisseck e con Akanji in due posizioni differenti, la partecipazione maggiore dei due attaccanti dietro i titolari. Non ha dimostrato problemi nel fare cambi pesanti come quello di Lautaro e Barella out dopo un'ora contro l'Arsenal. Scelte forti ma sempre nel rispetto di quel che ha trovato: sintesi e aggiunta, abbraccio e urlo. Con una proposta di gioco che vuole meno palleggio tra i centrocampisti e maggiori accelerazioni".
"Non è un calcio più «verticale» quello di Chivu ma che vuole essere più veloce. Nei 16 assist di Dimarco non ci sono pallate a saltare il centrocampo ma corse feroci e giuste. E in questa trama ci ha aggiunto, specie a inizio stagione, maggiore pressione alta e volontà quindi di alzare il ritmo della gara. Chivu proprio perché ha vissuto diversi mondi sa cosa dire, e comunque la si pensi il tecnico dell'Inter qualcosa di diverso lo dice. La volontà è di offrire sempre un'analisi di calcio generosa e profonda, ma sa anche frenarsi quando non trova nell'interlocutore lo stesso perimetro, che è quello calcistico. Riconosce il mondo perché Chivu ha portato in Italia diversi mondi, sintetizzandoli in ricchezza calcistica, ed è ora chiamato a un passo ulteriore: incidere sulla nuova rosa per tornare a competere nell'Europa che conta".
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