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Biasin: “Inter-Hakimi, addio a breve. Conte? 2 linee di pensiero. Inzaghi non era…”

Alessandro De Felice

L'editoriale di Fabrizio Biasin, giornalista di Libero, su Tuttomercatoweb con la situazione in casa Inter tra Hakimi, Inzaghi e Conte

Nel consueto appuntamento con l'editoriale su Tuttomercatoweb, il giornalista di Libero Fabrizio Biasin ha analizzato la situazione in casa Inter e le voci sul possibile addio di Achraf Hakimi:

"Hakimi lascerà l’Inter, è questione di tempo. Oddio, a volte i miracoli accadono e magari in casa nerazzurra riusciranno a trovare incastri diversi, ma le speranze sono poche. La situazione, al momento, è la seguente: l’Inter ha fatto il prezzo, le pretendenti (Psg su tutte) lo sanno, devono semplicemente trovare il coraggio per investire una cifra vicina agli 80 milioni richiesti (bonus compresi). Molti dicono: “Ma che cazzo fanno all’Inter! Hakimi è l’ultimo da vendere!”.

Credete a un cretino (il sottoscritto): lo sanno anche Marotta e Ausilio. Prendete il ds: ha corteggiato il marocchino per 4 anni, lo ha convinto a venire a Milano e ora si trova costretto a venderlo dopo una sola stagione. Pensate che sia felice? No, ma sa anche che prima di ogni singolo giocatore dell’Inter viene… l’Inter stessa. E l’Inter – che al momento non ha ricevuto offerte concrete per altri giocatori – ha bisogno di quel grano. E al più presto. Conte questa cosa non l’ha accettata e, infine, ha tolto il disturbo".

Inzaghi all'Inter

"L’Inter riparte da Simone Inzaghi, che non era la prima opzione nella capoccia di Marotta, ma meglio l’ex Lazio di tutti gli altri (l’ad nerazzurro ci ha provato fino all’ultimo con Allegri, ma Max si era prima promesso al Real, poi al Napoli se non lo avesse scelto il Real, poi alla Juve che ha battuto proprio il Real. Il tutto contro l’opinione dell’entourage allegriano che lo avrebbe volentieri piazzato… al Real. E ha pure insistito). Inzaghi imposterà il suo 3-5-2, che sembra simile a quello di Conte ma in realtà non lo sarà, anche solo perché non avrà tutti gli stessi giocatori. Eriksen, per dire, potrebbe giocare qualche metro più avanti. Vedremo".

L'addio di Conte

"Ci sono due piani di ragionamento sulla questione “Conte ha lasciato l’Inter”: il primo è quello dell’osservatore esterno. Si può biasimare un professionista con legittime ambizioni, che rispetto ad alcuni imprevisti sul percorso, ad alcune promesse che non si possono più mantenere, ad alcune “variazioni sul tema”, sceglie di abbandonare la nave? No, non si può. Si può biasimare Antonio Conte da Lecce che da anni e anni “vuole”, “pretende”, “ottiene” e in cambio del suo ottimo lavoro esige la perfezione altrui? No, non si può. Ci si poteva aspettare che di fronte alle rogne pandemiche, ai conti ballerini, al “bisogna tagliare”, al “non ti compriamo nessuno” costui, l’uomo venuto dalla Puglia, decidesse di salutare la truppa? Certo che sì, in fondo lo aveva già fatto (Juve, Chelsea, e anche nelle sue esperienze precedenti non è che si fosse lasciato trai baci e gli abbracci).

Ecco, Antonio Conte ha lasciato l’Inter semplicemente perché è Antonio Conte e non bisogna sorprendersi troppo: andrà avanti a svolgere il suo brillantissimo mestiere, triterà record (forse a Madrid) e “avrà sempre un posto nella storia del club nerazzurro” come hanno giustamente scritto i suoi ex datori di lavoro, nel comunicato di commiato (anche solo perché nessuno prima di lui ha guadagnato così tanto in così poco tempo. Nessuno). Poi però c’è l’altro piano, quello del tifoso. Antonio Conte lascia l’Inter dopo una stagione complicata, che è stata sua ma anche dei dirigenti, dei dipendenti, dei giocatori, di tutti gli appassionati che hanno il sangue nerazzurro quando le vacche sono grasse e anche quando le vacche sono magre.

Ebbene, ora le vacche sono magre, magrissime, ma nessuno si sogna di voltare le spalle alla bandiera, anzi, al limite il contrario. C’è bisogno di spalare un po’ di merda? Dateci una pala. Perché oh, è bello e assai libidinoso godersi il viaggio sulla strada asfaltata e con zero nuvole all’orizzonte, ma bisogna provarci anche quando la strada si fa brutta e in fondo si intravede la tempesta, altrimenti è troppo comodo. Non stimo a farla lunga e ribadiamo il concetto: Conte è stato grande perché ha riportato all’Inter il tricolore dopo anni 11 e in condizioni complicate.

Grandi come lui e forse anche più di lui sono quelli che sono rimasti a bordo, quelli che navigano nel mare affollato dagli iceberg, che stanno passando il tempo a fare calcoli per far quadrare conti che non quadrano, che assorbono le incazzature quotidiane di chi non capisce la situazione e mai la capirà (“prendiamo Milinkovic-Savic e pure Correa?”), che stanno cercando incastri impossibili per mantenere “a livello” il club campione d’Italia. Ecco, Conte merita applausi, coloro stanno combattendo questa infame battaglia “anti-crisi” con un unico scopo (il bene dell’Inter) anche di più".