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Dopo due anni l'Inter è tornata a battere la Juve e lo ha fatto in una gara tutt'altro che banale. Nel 3-2 di San Siro c'era tutta la voglia dei nerazzurri di battere una big, forse troppa voglia che spesso è sfociata in ansia. "Inter-Juve è uno show che racchiude tutto, il bello e il brutto, il lampo di classe di Zielinski che al 90’ regala stavolta la rimonta vincente ai nerazzurri, ma anche l’espulsione di Kalulu a fine primo tempo che lascia ingiustamente la Juve in 10. Ma il finale fa impazzire Chivu e i suoi ragazzi, che si liberano del tabù degli scontri diretti mai vinti e tengono un ritmo sempre più complicato da fermare. Il Milan ci proverà nel derby dell’8 marzo, considerare la lotta scudetto chiusa è sbagliato, ma la potenza dell’Inter si è vista bene nel finale, con tre punte in campo tutte assieme nell’ultima mezzora e Di Gregorio che chiude con tre gol sulle spalle, ma anche con tre grosse parate, su Thuram, Calhanoglu e Bisseck", sottolinea il Corriere della Sera.
"A ogni valutazione e a ogni episodio però va fatta la tara con quello che succede al 42’ del primo tempo. Che scatena nell’intervallo la furente protesta di Spalletti, di Chiellini e dell’a.d. Comolli sulla scala che porta agli spogliatoi e poi, con tensione crescente, anche nel tunnel. A centrocampo Bastoni vola a terra in un contatto con Kalulu che allunga il braccio su di lui, toccandolo leggermente sull’avambraccio".
"Entrambi sono già ammoniti e l’arbitro La Penna tira fuori il secondo giallo per il francese, uno degli indispensabili di Spalletti. Qualche metro più in là Bastoni esulta come se avesse segnato un gol, abbraccia un compagno e fa cenno al direttore di gara che l’avversario gli ha tirato la maglia. Il contatto sembra veniale, la caduta non congrua: insomma, una simulazione. La Juve resta in 10, perché il protocollo attuale non permette l’intervento del Var sul secondo giallo. Cristian Chivu proprio alla vigilia aveva invocato, a proposito della questione arbitrale, un allenatore capace di scusarsi al primo errore a favore. Quando si dice vincere senza convincere".
(Corriere della Sera)
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